Pochi mesi prima dell'ultimatum austriaco alla Serbia egli esaltava la invincibilità della Germania e la impossibilità della conflagrazione.

In realtà filosofi e storici avendo fatto della filosofia e della storia dei mestieri lucrativi, tengono assolutamente alla immobilità della loro lampada serale sul tavolo ingombro di documenti e temono gli scossoni fragorosi e tetri della piazza rivoluzionaria.

Prendono dunque per realtà l'ideale verdegiallo della loro vigliaccheria sedentaria e editoriale.

Giorgio Sorel in un recente articolo intitolato: «Dubbi sull'avvenire intellettuale» piange sul tradimento intellettuale del filosofo francese Boutroux che «dopo aver consacrato la sua lunga carriera ad insegnare il culto di Kant ha sentito il bisogno di apprenderci che non aveva mai compreso l'insegnamento del vecchio maestro di Konisberga. Il venerato patriarca dell'idealismo trascendentale non sarebbe stato, secondo la nuova vulgata del Boutroux, che un esecrabile «boche». [pg!51]

Giorgio Sorel vede in ciò una volgare genuflessione davanti al patriottismo rozzo, volgare e cieco.

Con la tipica mancanza di intuizione che caratterizza tutti i filosofi, Sorel errava quando dava importanza al pensiero di Boutroux kantiano.

Boutroux, era uno dei tanti professori di filosofia ciecamente innamorati di Hegel e di Kant. La loro paura fisica, la loro tremante sensibilità di topi di biblioteca intravedevano nella filosofia autoritaria germanica un ideale paradiso d'ordine per i molti libri, studi e scartafacci da compulsare e divorare in pace.

Naturalmente Boutroux, come tutti i filosofi e storici del mondo s'indignarono di vedere ad un tratto la filosofia autoritaria germanica esplodergli sulla testa volumi d'acciaio e gaz asfissianti.

In realtà non vi era trasformazione. La Germania, dopo avere massacrato il mondo sotto il peso delle sue ideologie pedantesche e professorali, professoralmente e culturalmente bombardava donne, vecchi e bambini con nuovi pesi, nuove indigestioni, feroci, tediose e senza risultato.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Kant e di Hegel.