Vari problemi ci si presentano.

1º A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?

Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.

2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che hanno volontà e coscienza.

Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degli astenuti nelle odierne elezioni a suffragio universale.

3º In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il [pg!152] criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio universale.

Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato, ma dell'importanza della funzione economica che esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benchè questi ultimi siano molto più numerosi.

E ciò perchè l'importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.

L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.

4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell'Assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.