La produzione di una società è la somma delle ricchezze, prodotte da essa, è il suo fondo comune. I suoi tre fattori sono la terra, il lavoro ed il capitale.

1. Il termine terra abbraccia tutti i prodotti, tutte le forze, tutti i vantaggi della natura preesistenti al lavoro umano.

2. Col termine lavoro s'intende la somma di ogni attività umana, fisica o spirituale, che sia diretta alla produzione dei beni e alla utilizzazione della «terra».

3. Il capitale è quella parte dei prodotti che si hanno dalla combinazione del «lavoro» e [pg!183] della «terra», la quale parte non è consumata immediatamente, ma è destinata come riserva o come strumento per la produzione di altri beni. Il capitale non è una sorgente prima della produzione; ma è uno strumento creato dallo spirito umano, per rendere possibile la divisione del lavoro e una più intensa produzione. «Il capitale è quella parte del lavoro umano che è immagazzinato, affinchè serva ad un nuovo lavoro». Perciò la terra non è capitale. Invece le case, le officine, le provviste, gli strumenti, le macchine, ecc., sono inclusi nel concetto di «capitale».

Questi tre fattori: la terra, il lavoro e il capitale si distribuiscono i prodotti di tutte le attività umane.

Il lavoro riceve il salario. È indifferente che si tratti di lavoro fisico o spirituale; che la ricompensa sia data in una forma o in altra, da parte di chi fa lavorare; che la ricompensa sia o non sia il frutto di un lavoro libero. «Salario» è la ricompensa che si consegue in qualsiasi forma per qualsiasi sforzo fisico o spirituale. Secondo H. George, la teoria, che sia il capitale, donde si prende il salario, è del tutto sbagliata. In realtà il salario, invece di essere preso dal capitale, è preso dal prodotto del lavoro, per il quale esso è pagato: il salario è creato dal lavoro. Guadagnare vuole dire creare. Ogni lavoratore, compiendo il suo lavoro, si crea in realtà un fondo, donde è preso il suo salario. Il capitale perciò non può limitare l'industria: esso può soltanto [pg!184] determinare la sua forma, l'uso degli strumenti e la divisione del lavoro. L'unica limitazione ha luogo, quando all'uomo non è possibile il libero accesso alle ricchezze naturali della terra.

Nè può la pressione della popolazione crescente essere la causa della tendenza del salario verso il minimo. Il secondo libro dell'opera Progresso e Povertà è dedicato a una dimostrazione chiarissima, che la teoria di Malthus non è vera: la realtà non dà la prova, che mentre la popolazione tende ad aumentare in proporzione geometrica, i mezzi di esistenza non possano crescere che in proporzione aritmetica. Nè sono giustificate le analogie dell'uomo coll'animale, che servono come fondamento principale della teoria Malthusiana. Sì, è vero, che l'uomo è un animale, «ma un animale più qualche altra cosa».

La causa del fenomeno, che il salario tende al minimo, deve essere cercata non nelle leggi, che governano la produzione dei beni, ma nelle leggi, che governano la distribuzione. Come avviene dunque la distribuzione fra i tre fattori suddetti?

Il salario, il compenso per il lavoro, e l'interesse, l'indennità per l'uso del capitale, cioè delle provviste e degli strumenti, non hanno subìto, col crescere del progresso, nessun aumento. Per contro, coloro che vivono soltanto col «salario» del lavoro si trovano nelle condizioni peggiori. E se interroghiamo i capi delle iniziative commerciali ed industriali, troveremo tutti concordi nel lamentare le difficoltà che essi trovano nel [pg!185] ricavare dai loro impianti un «interesse» abbastanza largo.

Da chi è assorbita la massima parte dei prodotti della civiltà? È assorbita dal terzo fattore, sotto la forma della rendita fondiaria, che è appunto quella parte della produzione che tocca a chi concede l'uso della «terra» o delle forze della natura.