Ora questa rendita non è il risultato della attività dei singoli proprietari; essa è il prodotto di tutti i collaboratori della produzione. Ne segue la dottrina fondamentale di Henry George: la rendita fondiaria deve diventare proprietà sociale.

George propone di sequestrare la rendita fondiaria, per gli scopi sociali, per mezzo di una imposta, lasciando all'individuo il diritto di godere dei miglioramenti, di cui egli è l'autore; tutte le altre tasse, che ora aggravano l'industria; tutti i dazi, che impediscono il libero scambio, debbono essere aboliti. Di qui il nome «single-tax» league, che fu dato in molti paesi ai seguaci di H. George.

Il modo pratico di realizzare una tale riforma importante è esposto da George in un modo completo; però, come vedremo subito, parlando dei suoi seguaci presenti, ogni paese ha elaborato il suo programma, adattandolo alle condizioni rispettive di ogni nazione.

La nostra patria ha avuto uno dei più grandi [pg!186] riformatori fondiari di cui l'ideale era la creazione di una classe di liberi contadini.

Parlo di Tiberio Gracco, il quale insieme al fratello morì per il suo ideale, rimasto finora senza realizzazione.

«Le bestie selvaggie hanno le loro caverne ed i loro giacigli; ma agli uomini che lottano e muoiono per l'Italia non è rimasta che l'aria e la luce del cielo». Ecco, con che parole Tiberio Gracco, secondo Plutarco, invoca la giustizia per i lavoratori della terra.

È un fenomeno strano, che proprio nel paese di Tiberio Gracco le idee del suo fratello spirituale George non abbiano svegliato l'attenzione del pubblico. Quando nel 1909 Giovanni Carelli, l'autore sunnominato del Riscatto della Terra, cominciò la sua propaganda di una riforma fondiaria, non trovò, che una trentina d'aderenti, nonostante che i primi numeri del suo organo Terra fossero fatti in un modo molto interessante contenendo varî articoli preziosi.

Non posso non nominare qui le opere di Achille Loria, il quale pure preconizza un regime della terra libera; secondo lui «questo nuovo ordinamento della proprietà non creerà già una nuova costituzione economica — ciò che sarebbe inammissibile, perchè il diritto è impotente a mutare i rapporti economici, dei quali invece è creatura e strumento — ma darà riconoscimento e pacifico assetto ad uno stato di fatto, che è imposto ormai dalla evoluzione economica e che si realizza, ad [pg!187] ogni modo, con isfrenata veemenza, anche senza intervento di legge».

Interessante è poi il disegno di legge del Rinaldi, che propone che tutte le terre pubbliche ancora esistenti in Italia, cioè quelle appartenenti ai comuni (quelle soggette agli usi civili e quelle patrimoniali), alle Opere Pie, agli enti ecclesiastici ancora conservati e al patrimonio dello stato, vengano non già quotizzate, ma assegnate ai poveri di ciascun comune riuniti in un ente giuridico sotto il nome di comunanza agricola, al quale ente verrebbe concesso il diritto di proprietà su queste terre, e dal quale queste terre verrebbero poi concesse in affitto a chi ne ha il diritto.

Il progetto Tittoni, mirando ad una forma demaniale ad uso comune, il qual progetto fu combattuto da Ferri, è pure di un certo interesse. Sarebbe a desiderarsi, che per l'ordinamento fondiario nella Libia l'Italia seguisse l'esempio dato dalla Germania nella colonia di Kiautsciu e che «quell'onda di prevenzione, di animadversione e di pauroso sospetto, che fluttua intorno all'opera dello scrittore americano, trovi la sua bonaccia, e molti s'accostino ad osservare più dappresso o senza passione, l'interessante edificio».