Affermo che queste due entità apparentemente contradittorie: la collettività e l'individuo, si compenetrano intimamente. Lo sviluppo della collettività non è forse infatti il risultato degli sforzi e delle iniziative particolari? — Così, [pg!213] la prosperità di una nazione è prodotta dall'antagonismo e dall'emulazione dei molteplici organismi che la compongono.
Ugualmente la concorrenza industriale e militare che si stabilisce fra i diversi popoli è un elemento necessario al progresso dell'umanità. Una nazione forte può contenere ad un tempo dei reggimenti ebbri di un patriottico entusiasmo e dei refrattarî assetati di ribellione! Sono, queste, due canalizzazioni differenti del medesimo istinto di coraggio, di potenza e di energia.
Il gesto distruttore dell'anarchico non è forse un richiamo assurdo e bello verso l'ideale dell'impossibile giustizia?
Non è forse una barriera opposta alla tracotanza invadente delle classi dominatrici e vittoriose? Per conto mio, preferisco la bomba di un anarchico, allo strisciare del borghese che si nasconde nel momento del pericolo, o all'egoismo vile del contadino che si mùtila per non servire il proprio paese.
Quanto all'elogio della guerra, non costituisce certo, come si è preteso, una contradizione coi nostri ideali, nè implica un regresso verso le epoche barbare. A chi ci rivolge accuse simili, noi rispondiamo che alte questioni di salute e di igiene morale dovevano necessariamente esser risolte appunto per mezzo della guerra, prima di qualsiasi altra. — La vita della nazione non è forse simile a quella dell'individuo che combatte le infezioni e le pletore mediante la [pg!214] doccia o il salasso? Anche i popoli, affermiamo noi, devono seguire una costante igiene di eroismo, e concedersi gloriose docce di sangue!
E le conseguenze? mi direte voi.... Le conosciamo! Sappiamo che un periodo di miseria segue inevitabilmente la guerra, qualunque sia l'esito di essa. Periodo assai breve, però, quando la guerra sia vittoriosa, e meno lungo di quanto credete, nel caso di una sconfitta.
Ora, non abbiamo forse, senza luce di gloria, dei simili periodi di miseria, per effetto di una semplice crisi di borsa o di un basso giuoco di agiotaggio? Via! Bando a questi sentimenti usurai!.... Non avrete dunque più altro ideale che quello della comodità e del quieto vivere?
Voi avete disgraziatamente imparate dal giolittismo (anteguerra) e dal bissolatismo (dopo guerra) la nefasta e ridicola ricetta della pace usuraia e mercantile e paurosa.
Noi sosteniamo invece e propugnamo la doppia preparazione della guerra e della rivoluzione, nel cerchio di un patriottismo più intenso, sotto il divino nome d'Italia, scritto nel nostro cielo dai rossi vapori di un nuovo coraggio italiano.
Noi crediamo che soltanto l'amore del pericolo e l'eroismo, possano purificare e rigenerare la nostra razza.