In quest'ultimo caso, come l'inquilino scinde il contratto, così il popolo fa la rivoluzione.
Bisogna che ogni italiano concepisca nettamente il fondersi di queste due idee: rivoluzione e guerra, distruggendo la stupida rettorica paurosa [pg!221] che le avvolge di orrore, esaltando in sè e fuori di sè l'idea di lotta e il disprezzo della vita, che solo può sublimare l'uomo, dando il massimo splendore e il massimo valore ad ogni attimo vissuto.
Io credo infatti che non importasse salvare la vita di Francisco Ferrer, chiusa da una veglia e da una morte eroiche, che hanno generato la volontà liberatrice di Canalejas, — mentre era necessario impedire ad ogni costo un nuovo trionfo dell'oscurantismo clericale.
Disgraziatamente, la scuola, inquinata dalla morale cristiana, che esige lo stupido perdono delle offese, degenerato in vigliaccheria sistematica, lavora assiduamente alla evirazione della razza.
Null'altro s'insegna oggi in Italia, se non l'obbedienza supina, e la paura davanti al dolore fisico, e questo avviene con la tremante collaborazione delle madri italiane, le quali certo non son fatte per preparare dei soldati, nè dei rivoluzionari.
Noi futuristi esaltiamo dovunque, con la parola e con l'esempio, la necessità di un'attivissima propaganda di coraggio personale.
Vogliamo che uno spirito di rivolta e di guerra circoli come un sangue impetuoso nella gioventù italiana.
La nazione, che ha origine violenta, non può che essere rafforzata da questa doppia circolazione irruente di sangue che mantenendo l'elasticità [pg!222] delle arterie amministratrici, rinvigorisce il senso di responsabilità nella testa e nei centri governativi.
Noi crediamo ormai infantile quel concetto dell'evoluzione rotativa storica per la quale, secondo il sogno di molti imperialisti miopi, si dovrebbe fatalmente ritornare a una forma di governo tirannico e ad una supina schiavitù popolare.
Ci raffiguriamo invece l'evoluzione futura dell'umanità come il movimento oscillante ed irregolare di una di quelle pittoresche ruote di legno munite di secchielli e mosse da un quadrupede bendato, che, in Oriente, estraggono l'acqua per l'irrigazione degli orti.