Partendo da questo principio, io posso soddisfare subito quelli fra voi che più sono assillati dal desiderio o dal bisogno di una precisione dogmatica, collo stabilire che il bene è per noi, tutto ciò che accresce e sviluppa le attività fisiche, intellettuali e istintive dell'uomo, spingendolo al suo massimo splendore, mentre il male è tutto ciò che diminuisce e interrompe lo svilupparsi di queste attività.

Come il pacifismo e la paura della guerra hanno creata la nostra dolorosa schiavitù politica, così l'orrore della violenza hanno fatto del cittadino italiano un fantoccio ridicolo, malmenato dagli azzeccagarbugli, che risponde a un ceffone con una querela o con un ricatto.

E qui tocchiamo uno di quei facili conflitti fra [pg!225] l'autorità ordinatrice e la libertà individuale, la quale deve sempre finire col vincere, per la legge ascensionale verso l'anarchia, che governa l'umanità.

Il principio delle sanzioni giuridiche in materia di offese personali distrugge il senso importantissimo della dignità fisiologica, intimamente legata a quella psichica, e canalizza tutte le attività umane verso l'astuzia sfruttatrice, l'usura, la taccagneria e la divinità tirannica del denaro.

Siamo ricaduti così, per altra via, nello stagno della vita nostra italiana, le cui rive sono custodite dagli sterpi intricati delle leggi poliziesche e dalle siepi burocratiche, destinate soltanto a stancare e a dilaniare ogni istinto profondamente umano e ogni legittima ribellione.

Per giungere a questo agognato rinnovamento sociale e politico del nostro Paese, noi dobbiamo forzatamente vincere degli ostacoli, i quali, a prima vista, sembrano insormontabili, poichè li portiamo in noi stessi sotto forma di elementi caratteristici della nostra razza.

Voglio parlare del personalismo, dell'utilitarismo clericale, della ipersensualità e dell'ironia mordace e demolitrice.

Chiamo personalismo quell'abitudine intellettuale che consiste nel sottomettere qualsiasi giudizio a delle considerazioni, a delle simpatie o a delle antipatie assolutamente personali. — Chiamo personalismo l'indifferenza, o meglio il disprezzo [pg!226] che ogni italiano nutre per le pure idee, combattendole soltanto quando siano sostenute da un nemico, amandole soltanto quando siano sostenute da un amico.

Bisogna combattere questo vizio gravissimo, anzitutto trasformando il nostro mefitico sistema scolastico, inteso solo a premiare la bassa cortigianeria degli allievi sgobboni ed imbecilli, che, leccando quotidianamente la vanità di un professore finiscono coll'assorbirne la tronfia e dogmatica imbecillità.

Noi futuristi, che accordiamo ai giovani tutti i diritti e tutte le autorità, vorremmo che nelle scuole fossero invece incoraggiati e premiati quegli studenti che manifestano fin dai primi anni, di avere delle idee personali e una maniera spiccata di giudicare uomini e libri.