Dietro i rossi vetri, voci rauche gridavano:
—Midolla e sangue per lunghe sorsate d'oblio!
Il prezzo è questo dei sogni più belli!—
Entrai allora coi miei Peccati nella bettola
della mia carne!…
Bettola araba? taverna indiana?… Chi sa?
Certo è che la foia affocava quell'antro
e il rimorso ne scrollava le mura!…
V'erano molte donne, più nude e più oscene pel rossor liquefatto dei loro capelli e pel viscido socchiudersi delle palpebre… Avevano mammelle dure, violente e balzanti!… Illusione!… Non avevano corpo di donna, non avevano corpo… Di qua, di là, nella nebbia rossigna, vivevano e s'agitavano mani calde, vischiose… e certe bocche… e certe bocche… che strisciavano verso la mia! Io mi sdraiai su divani scarlatti, simili a giganti sbalzati da cavalli giganteschi, e giacenti sventrati, vermigli di sangue, in un fiammeggiante meriggio di furibonda battaglia!…
Mi stesi su quei divani, aggrappandomi, contratte le dita come artigli, e frugai nelle viscere loro, cercandovi un'anima selvaggia e dolorante!… E aspettavo lo spasimo dei moribondi divani, bocca su bocca, per bere con ebbrezza il rosso, allucinante grido del velluto insanguinato!… Insanguinato?… Del mio sangue forse! il mio sangue… la mia carne e la sua nera tristezza!… Ed ero solo… solo, a consumare il mio corpo, a divorarmi l'anima, ansando sulle poppe irritate della Morte! Solo, per sempre solo, colle mie labbra solitarie!.
Più tardi, mi ritrovai pauroso e tremante davanti all'idolo dal corpo d'ebano e dagli occhi d'agata che il mio futuro impersona!… Un idolo affumicato da lampade rossastre che han valve più sottili di piccole bocche infantili… lampade or vive or morte, in rapida vicenda!….
Oh! lugubre, lugubre coito
di un desiderio sovrumano,
in preda al tenebroso delirio delle mie mani,
davanti all'idolo che si sgretola,
affumicato!…
Lenti vagabondaggi delle mie mani affascinate,
striscianti verso la Pipa che assopisce …
O dispensatrice dell'estasi prodiga d'oblio!
Lente fumate… La pipa, fra le mie dita, somigliava ad uno strano minuscolo membro virile ossificato!… Ad un tratto mi parve che la mia mano incauta diventasse più grande, diventasse profonda, lungi da me, sotto di me, come un'immensa cripta del color delle viscere!
E, lontanissimo, in fondo, sotto la vôlta sanguinante, una porta scoppiò, vomitando nel mio sogno turbe di mendicanti affannate, con un pesante fracasso di grucce trascinate… Ma non era che il rumore del cozzare delle lor gambe metalliche, rigidi compassi sotto fradici stracci….
«Logiche»… lo sapete?… Si chiamano Logiche, codeste pezzenti che, senza riposo, che senza riprender mai fiato, si misero tosto a parlarmi d'affari, con viperine lingue velocissime, discutendo lunghi contratti di gioia!… Guizzavano le loro lingue, nelle bocche sdentate, guizzavano come serpi!… Oh! il mortale terrore di sentirmele come trivelli nella mia tromba d'Eustachio!
Gesticolando seminude nei luridi cenci le Logiche m'offrivan grandi stocks di felicità disusata e dei barili pieni di piaceri stantii, tali da rallegrare appena uno straccione, e in cambio mi chiedevano somme di rimorsi!…