5.
NOTTURNO.
(a tre voci).
Per noi, per noi soltanto, nella spossatezza di quella soave notte carnale, il Vento, stanco d'eterni viaggi e deluso della sua rapidità di fantasma, con mani illanguidite andava spiegazzando nelle profondità dello spazio i sontuosi velluti d'un gran guanciale d'ombra, indiamantato di lagrime siderali!
Per noi, per noi, il Vento sveniva di dolcezza su le mammelle calde e ansanti delle onde primaverili, come un amante dal corpo spalmato d'aromi, coronata la fronte di papaveri, nella spossatezza vasta di quella notte carnale!… A fianco a fianco andavamo, cadenzando il pulsare dei nostri cuori sui singhiozzi e i sospiri dell'onde desiose… Ella aveva la grazia fragile e pieghevole dei fiori nel suo incedere ondeggiante, leggiero e persuasivo, fra veli azzurri che le davano l'ali. E lo spavento mi premeva la gola quando il mio braccio cingeva la sua snella ed aerea figura che ad ogni passo sembrava volesse involarsi con un agile e languido volo di tortorella, verso le nubi dalle spiagge d'oro!….
Ella aveva negli occhi il silenzio umido e attento delle rade violette e solitarie che i velieri feriti, cacciati dalla tempesta, scoprono per miracolo, le sere di bonaccia, dietro qualche promontorio, lungo coste maledette!….
Mi ricordo del pallore del suo viso ansimante sotto il peso d'una chioma gloriosa dallo chignon d'oro massiccio che cadeva all'indietro come una corona regale disprezzata!… Mi ricordo de' suoi baci impregnati, d'ideale che lentamente scorrevano alle sue labbra socchiuse, e della sua voce che aveva il lungo serico frusciare delle rose calpestate….
La voce della donna.
Amante mio, vedi laggiù le snelle stelle d'oro che vanno d'un passo lieve sulla spiaggia, agili, a due a due, in luminoso abbraccio? Son seminude, e a quando a quando il loro corpo di perla s'affusola e la loro carne rosea, sbocciando fuor dalle morbide madreperle gronda di rubini sanguinolenti!…
La mia voce.