Parti dunque, figlio mio, parti dunque sbarrando gli occhi del tuo delirio! Dà la scalata alle nere montagne della notte, visita le Stelle, ad una ad una… le Stelle, città d'oro maledette, dai merli di diamante, che incontrerai, qua e là, sull'immensa Via Lattea!… Te ne andrai pei sentieri del cielo da un firmamento all'altro, seguendo di lontano la luminosa scìa d'una cometa, ansando di passione per Colei che tu porti incatenata nel tuo cuore, ma intangibile, aderente alle tue labbra, ma per sempre lontana… verso colei che non può esser tua, ad onta dello spasimo orribile che vi strazia!… Andrai, andrai fino ai confini del cielo, e sempre, sempre sarai lontano da Lei, come quando la stringi fremente fra le braccia!
6.
LA CANZONE DEL MENDICANTE D'AMORE.
Ti avevo vista una sera, tempo fa, non so dove, e da allora ansioso aspettavo… La Notte, gonfia di stelle e di profumi azzurrini, su di me illanguidiva la sua nudità abbagliante e convulsa d'amore!… Perdutamente, la Notte apriva le sue costellazioni come vene palpitanti di porpora e d'oro, e tutta la illuminante voluttà del suo sangue colava pel vasto cielo…. Io stavo, ebbro, in attesa, sotto le tue finestre accese, che fiammeggiavano, sole, nello spazio… Immobile, aspettavo il prodigio supremo del tuo amore e l'ineffabile elemosina del tuo sguardo!… …. Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale che va lungo le spiagge implorando baci e amore, per nutrirne il suo sogno! Con cupidigia astiosa bramavo i gioielli del cielo per abbellirne la tua nudità di regina… e verso di te protendevo i miei sguardi folli, insanguinati nell'ombra come braccia scarnite di moribondo!… Tutto parvemi ingigantito dall'ampiezza del sogno! Campane rantolavano nel cielo come bocche mostruose: le bocche, forse, del Destino!… Campane invisibili e selvagge sembravano aprirsi su me, nel silenzio, come abissi capovolti!…
Un gran muro s'ergea davanti a me, implacabile e altero come la disperazione! Aspettavo solo, e migliaia di stelle, di stelle pazze sembravano sprizzare dalle tue finestre, come un vol di faville da una fornace d'oro!… L'ombra tua dolce apparve nel cavo dei vetri, simile a un'anima terrorizzata che s'agiti entro pupille agonizzanti, e tu per me divenisti una preda delirante lassù, su la cima estrema delle torri fastose del mio Sogno!… L'Amore mio—denti lucenti e occhi adunchi—brandì con un gran gesto le sue rosse spade e barbaramente salì verso il tuo tragico splendore.
Poichè sono il mendicante insaziato che cammina verso il tepore dei seni, verso il languor delle labbra, l'implacabil mendicante che va lungo le spiagge, rubando amore e baci per nutrirne il suo Sogno!…
S'aprì la notte cupa appiè del muro, e tu apparisti, soavemente sbocciata vicino a me, bianca e pura in mezzo alle tenebre, vacillando quasi ai consigli della brezza notturna!… E tutto fu abolito intorno a me, e il mio sogno infranse il mondo con un sol colpo d'ala!
Certo—pensai—nei favolosi giardini ove s'esilia l'anima mia chimerici peschi foggiarono la tua carne flessuosa, con la neve odorante dei loro fiori che le sonore dita del vento plasmavano!… Io venni a te, tremante e religioso, come in un tempio… avanzandomi incerto come in un'umida grotta!… A te venni, inciampando a ogni mio timido passo, trattenendo il respiro per non destare il Dolor nel passare!… Si schiuse il tuo sorriso nella serena acqua del tuo viso, come al cadere placido d'un fiore… S'aprì a ventaglio il tuo sorriso fluttuando nel cielo, e fece impallidire il viso impetuoso degli Astri, nel silenzio!… Io ti parlavo volubilmente di strane cose, bagnata l'anima di una sgorgante angoscia, e mi pareva di sentirmi avvolto dalla corrente d'un fiume voluttuoso. Avidamente, spiavi tu sul mio labbro l'Anima mia, come un miele dorato!…
Sentii che il volto mi s'infocava come un castello incendiato, che il nemico saccheggia. Ti parlavo, e i miei pensieri stravolti si riflettevan lontani e vaporosi nella tranquilla acqua del tuo viso!…
Tu volesti rispondermi, ma non sapesti che dire.
Mi domandasti le mie angoscie, i miei timori,
poichè mi vedevi tremar sulla soglia
come trema un colpevole…
Ed io simile ero ai vagabondi feriti
che vanno rantolando
di porta in porta, in cerca di rifugio,
tra i pugni alzati delle folle implacabili!…
Mi parlasti di cose indifferenti!… Domandasti
della mia vita passata, della mia patria lontana…
Volesti sapere il mio nome
e tutto ciò che si suol domandare
ai viaggiatori stanchi, beventi alle fontane,
la sera,
quando tutto si fa nero…