Poichè sono il mendicante affamato d'Ideale che vien non si sa d'onde, e va lungo le spiagge… implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno!…
Ti seguii fino in fondo alla tua casa; fummo soli, lontani dalle folle umane, sulla soglia dell'Infinito, e sentii la soavità dei crepuscoli sul mare, quando si ripara in un golfo violetto umido di silenzio!… Fummo soli, e il mio Sogno al tuo Sogno cantò:
—Oh! abbassa languidamente le palpebre sull'errante follia del tuo sguardo. Abbassa le tue palpebre mistiche e lente come ali d'angelo che si chiudano… Abbassa le tue palpebre rosee, perchè l'agile fiamma dei tuoi occhi vi scivoli come sospiro di luna tra persiane socchiuse. Abbassa le tue palpebre e poi alzale ancora, e potrò smarrirmi alfine nei tuoi occhi, nei tuoi occhi, per sempre, come su laghi assopiti, la sera, tra fogliami placidi e neri!
«Sii dolce, poichè il mio cuore trema fra le tue dita… Sii dolce!… L'Ombra è attenta a spiare le nostre ebbrezze, e il Silenzio si china e ci accarezza come una madre intenerita… Sii dolce!… Per la prima volta adoro l'anima mia perdutamente e l'ammiro perchè t'ama così, come una povera pazza!… Adoro le mie labbra, poichè le mie labbra ti desiderano… La mia anima è tua, la mia anima è sì lontana ed azzurra da sembrarmi straniera! Davanti a te si umilia, la mia anima, qual pecora morente, e s'addormenta, abbrividendo sotto i tuoi fragili piedi come un prato che tutto s'inargenta sotto i passi furtivi della luna…
«Vieni!… le mie labbra folli attireranno il tuo volto pensoso e i tuoi grandi occhi dolenti verso le spiagge abbagliate del Sogno… verso divini arcipelaghi di nuvole!… Le mie labbra saranno instancabili come i bardotti che lentamente traggono, nella rosea frescura dei mattini, le grandi barche dalle vele solenni verso lo scintillìo perlato del mar lontano… Ed io non sarò più che il tuo soffio… E il mio sangue travolgerà nel suo corso il profumo delle tue labbra, come un fiume a primavera, inebbriato di fiori!…—
Allora la tua bocca rosea s'aprì, fragile conchiglia rombante, per mormorare sinuosamente il delirio dello spazio e il canto febbrile dei mari! Al ritmo della tua voce, il mio cuore si preparò lentamente a salpare verso porti esaltati di sole e verso sfolgoranti isole d'oro… Tu mi dicevi ingenuamente che mai nessuno avea così cantato alle porte del tuo cuore… che mai nessuno aveva pianto il suo sogno e il suo dolore profumandoti il seno di lagrime!…
Poichè sono il mendicante che piange e si lamenta, il mendicante affamato d'Ideale che vien non si sa d'onde, e va lungo le spiagge implorando amore e baci per nutrirne il suo Sogno!…
I tuoi gesti assopenti e vellutati ebbero il carezzevole languore che hanno i remi sopra l'acque brune, a sera… L'ora liquida e gemebonda s'increspò abbrividendo. Le nostre voci caddero… Ma la Lussuria, ahimè, ci spiava frugando insidiosa nell'ombra… la Lussuria ansimante lungo i muri strisciava!…
Dalla finestra aperta, a quando a quando il vento della notte si rovesciava su di noi, avvolgendo la sua groppa oscena nella porpora delle tende… Noi vedemmo la lampada d'oro svenire come una bimba malata tra vaporosi lini, e dolcemente morire!… Vedemmo i casti bagliori della lampada inginocchiarsi, venendo meno, lungo i muri, come angeli preganti… e i nostri sogni s'inchinarono, malinconici e rassegnati, nel silenzio… Allora il mio folle desiderio t'apparve sguainato come una spada, e, brancolando sul tuo corpo puro, con un gesto selvaggio violentemente cercai il tepore assorbente della tua bocca. Fuori di noi, in una nera ebrietà, sinistramente ci prendemmo le labbra, come se commettessimo un delitto! Le labbra mie s'accanirono sulle tue, pesantemente, e le nostre bocche ne furono insanguinate come due lance!
Con un gesto sublime, tu m'offristi, in delirio, la tua nudità soave come una fiasca di pellegrino, ed io abbeverai la mia sete immensa sul tuo corpo ignudo, fino al delirio, cercandovi l'immenso Oblìo… Tremante e come pazza di vertigine si chinò la mia Anima sulla tua bellezza radiosa, perdutamente, come sopra un abisso vertiginoso di profumi e di calde luci!… I tuoi occhi s'illanguidirono dolcissimamente sotto le rosee palpebre —lampade velate di vaporosa seta— e, chinato fra i tuoi svolazzanti capelli, io presi alfine la tua Anima, tutta la tua Anima, religiosamente, protese le labbra, come si prende l'ostia consacrata.