Ahimè! fra altre braccia, su altri seni inesplorati, il mio cuore pesante ancora s'abbandona, inebbriato, alla possente altalena dell'amore su cui un giorno ondeggiarono l'anime nostre con languore e violenza a volta a volta…
Malgrado la monotona identità delle spiagge costeggiate dalla noia di un eterno viaggio… malgrado l'indentità delle labbra in amore, ora su altri seni inesplorati il mio nero cuore affonda e riaffonda!… Così un tempo, amor mio, nella tua carne stanca, cercai oblio nelle vulcaniche profondità della lussuria, spezzando l'orgoglio del pensiero in mille bieche manie, e curvando la schiena, come uno schiavo, sotto il flagello della Morte!…
Oh! sempre identico flusso e riflusso d'una marea sollevante nell'estasi i nostri cuori perdutamente fusi, che con delizia immergevansi, per risorgere poi fuor dalla schiuma amara, siccome un nuotatore fra gli scatti dell'onde che si cullano al ritmo cadenzato d'una tribù di stelle migrante in silenzio via per le vaste sere d'estate!…
Nelle vaste sere d'estate, esasperate di lampi muti e d'amari profumi, ecco balzare ancora focosamente il mio cuore, come una volta, di tra le tue braccia, oltre gli aerei balconi naviganti pel cielo!…
Balza il mio cuore, snudati gli artigli, come un cane abbaiando la sua rabbia di mordere, lontano, la polpa delle nuvole!…
—Ripòsati! Ripòsati!… Solo dormire è dolce!…—
Oh via!… No! No! Bisogna bruciare la vita come un fascio di paglia… Bisogna inghiottirla in un'ardita boccata come quei giocolieri di fiera che mangiano il fuoco facendosi sparire la morte nello stomaco!…
O pastori sommersi nella bruma del vespro!… Flauti piangenti, flauti lamentosi, e languide canzoni dalle cadenze lascive che tristi vezzeggiate questo paesaggio rude tutto febbrile di stelle, cullandolo come un bambino nelle fasce sospese e trasparenti delle vostre arie nostalgiche frangiate d'azzurro! O pastori sommersi nella bruma del vespro!…
Ah! Ah! li spezzerò, i vostri flauti persuasivi… Ed i loro tronconi?… A voi, a voi… per nutrirne la rosea fiammata del mio calmo bivacco!… Oh! non ridete! Altro non è che un fuoco di sterpi per allontanare le fiere e arrostir carni prima di ripartire!…
Sotto la pergola azzurra ove le stelle felici vengono ad assopirsi, al crepuscolo, a due a due, in luminoso abbraccio… i nostri baci furono fitti… sì fitti e sì tenebrosi, che tutte le mie sere future ne furono oscurate!… Avidamente io bevevo la tua carne ferita e ferocemente ammucchiavo, a forza di carezze, gioia rossa come un alcool ed oblio nelle tue vene profonde: —Prendi! Prendi la mia voluttà!… Prendi il mio sangue! Prendi la vita mia!—Con morsi lenti, ferocemente ammassavo dolore cocente, e notte, e vuoto, in fondo in fondo ai tuoi nervi, in fondo alle tue ossa, come in fondo ad oscurissimi pozzi!…