Angoscia crudele!… E che ha mai, questo cuore? Perchè sì irrequieto mi balza nel petto, in gola, tra i denti?… Allucinanti tramvai tutti grondanti di fuoco, passate dunque, passate con le vostre ruote possenti sopra il mio cuore, e schiacciatelo come una sorca, su le rotaie!…

Sotto il gran cielo d'estate infeltrato di caldo, che va sbadigliando rapidi lampi coll'istantaneo fuoco de' suoi denti e il suo possente alito che spandesi bianco, la strada tristemente sguaìna i suoi riflessi!

Un fracasso di ponte levatoio tuona e risuona sulle rotaie… Son martelli che battono? son tamburi metallici?… incudini sonore?… Frenetici tramvai, che trepidate in una ebbrezza multicolore… ingombranti mucchi di viventi pietre preziose… rotolanti massi di gemme, lanciati come proiettili… lungi da me, su di me, volete dunque balzare?

Come? perchè v'ingrossate subitamente, a migliaia, pupille iniettate di sangue, di odio e di ombra, pupille stravolte, da ogni parte rivolte, proiettate fuor dallo scafo d'un vascello infernale, siccome troniere minacciose e rossigne ai fuochi riverberati d'un arsenale di demoni?…

A un tratto voi correte, sciolte gemme grevi di lagrime dolorose… Per prodigio i vostri sguardi forsennati ruzzolanti nella notte han mutata la strada in un gran letto vertiginoso di torrente dai vortici bizzari di rubini e di fiamme! Certo il cielo si fuse miracolosamente per gonfiar quel torrente che senza fine travolge le nuvole intrise di porpora e le costellazioni, dai tetti neri colando giù insieme con le rotaie che brillano in folli giuochi di serpenti diabolici!… Tutto il cielo avvilito, malato, dolorante, briaco del suo odio… tutto il cielo spaventoso spaventato dalla tristezza, si sfascia al pesante, esasperante frastuon dei binarî!…

O torrente millenario enormemente gonfio di gemme e di tenebre, che scorri senza fine sotto il grottesco galoppo e il traballar dei fantastici tram, simili a enormi ricci sfavillanti… verso qual mèta vuoi dunque travolgere il mio desiderio?

Verso quella stazione che fiammeggia, lontano, mostruoso topazio dalle faccette di fuoco? Non è la gabbia ardente d'un faro enorme a cui guida la treccia sfolgorante delle rotaie, scie fosfòree di un'elica?

Chimerici tramvai occhiuti d'occhi rossastri, quando, quando saprà un ferreo braccio incatenare alla riva e domare i vostri galoppi terribili, i vostri pazzi beccheggi di torpediniere fantasmi, mentre voi navigate sul lontano pendìo della strada azzurrognola verso l'alto mare dell'ombra? La strada sembra incavarsi trasparente, infinita, sotto i miei lunghi passi, cupa di fango laggiù, e qua e là sprofondata incalcolabilmente come un abisso!…

3.

La Sera indiana.