Oh! certo le case invecchiarono di centomila anni, dopo il chiaro meriggio che con serici raggi carezzò loro le guance! Le case invecchiaron da un'ora, ed eccole curve sotto un fardello di tenebre. Han facce dure, mummificate! Le rughe vi si moltiplican ratte, e le vuote pupille s'oscurano a contemplare, avide, intente, l'esasperato slancio della strada che follemente sospinge l'eterna disperazione di quello strano, immobile torrente.

O decrepite case dalle facce arcigne, perchè aggrottate così le vostre ciglia granitiche?… Io non ascolterò i sinistri rimproveri che i vostri cupi androni van borbottando la sera! Ah! per forza dovrete consentir ch'io sia pazzo, e lentamente, lugubremente morrete, per non aver voluto gettar via la vostra cocolla di tenebre e seguirmi all'inferno nell'assurda avventura del mio sogno suicida!…

Io?… Non altro desidero che di balzare nel baratro delle notti!

Non sapete voi dunque ch'è piacere supremo schiacciare d'un colpo contro una muraglia nera, in un esplodente spasimo, un gran cuor mostruoso dal teuf-teuf infernale e i giganteschi pneumatici dell'Orgoglio, gonfi di odio e d'amaro ideale?

Su, su, dove il cielo è più alto, s'esagera un monte pallido e ardente di nubi gessose, velate di malefizî, che regge sulla sua cima un'architettura pesante di mostri dagli artigli d'oro! È una gran Sera indiana di pietra dura lucente ed azzurra e dall'orlo verdigno, sotto il dominio fatale del Drago che, fuoco alitando e calor bianco, punge di terrore le nostre miserabili vite ammucchiate ed il nostro scompiglio di formicaio calpestato!

Oh! venerabil penombra di questa notte calante! Estasi insaziata dei raggi e delle gemme! Tenebre attente! Immobili frenesie! È un'ombrìa gigantesca di favolose foreste dai grevi fogliami di bronzo e di porfido che s'eternizza sopra la fuggente demenza d'un torrente! Nero torrente inanellato di lampi e d'ombra, che scorre nelle profondità immutate dell'India fra lo strisciar dei serpenti affamati sui greti, e i loro baci che sibilano sul gorgogliar gazoso delle sorgenti. Ed io affretto il mio passo nel velenoso abbraccio dei rettili e degli alberi, palpando l'aria vellutata di larve, e annaspando nei folti impregnati di rosei veleni che lentamente gocciano.

Sta accoccolato lassù, in alto, in alto sul monte di nuvole bianchicce, il centenario Drago tutto a gobbe d'acciaio e di fosforo. Svolge la sua coda ondeggiante che digrada nel cielo in sfavillanti anelli di smeraldo.

Mio bel Destino, salvami dall'alito orribile di torpori omicidi, che a boccate biancastre spande il Drago domando fra i suoi artigli d'oro l'incendiato topazio della stazione dai mille fuochi di faro allucinante!… Urrà! Partiamo, Anima mia! Fuggiamo oltre la molla dei muscoli che scatta, oltre i confini dello spazio e del tempo, fuor dal possibile nero, in pieno azzurro assurdo, per seguir la romantica avventura degli Astri!

4.

Il «Simoun».