Rauchi fischi, date dunque il buttasella! L'arcuata tettoia della stazione spalàncasi verso il pallido e tenero ciel della sera, come la informe gola delle grotte favolose frequentate dai Draghi enormi e dal terrore della loro nera respirazione… La colossale e fumosa tettoia caccia lontano, a boccate, il suo biancastro alito globulato di tenebre in cui grevi e possenti farfalle elettriche vanno agitando ali di neve abbagliante.
Or io mi sento tutto rugoso, annerito di vecchiaia, e ansimante a bocca aperta verso l'azzurro ventoso come all'uscir da una fetida stiva, come all'uscir dalle viscere della terra!…
Rauchi fischi, date dunque il buttasella della mia tragica partenza!… Il mio treno si muove nel turbine d'un gran simoun fantastico e notturno, in cui subitamente: neri cammellieri giganti, dromedarî fantastici dalla schiena merlata, con ferree zampe dal lungo pelo bituminoso, onagri dagli occhi rotondi che lagriman bragia, braccia involate nello spavento verso il cielo implacabile… tutto, tutto si slancia a galoppo, con grevi passi di piombo!…
Carovane infernali dai pesanti cammelli di bronzo! Ciuffi di capelli ritti e per l'orrore giranti in balìa d'un rosso vento feroce!… Cammelli lanciati a corsa, che tuffansi nella marea del fuoco, radendo le mobili sabbie schiacciando la loro fuga in passi immensi come sotto soffitti incendiati! Colli tesi dal terrore, striati di fiamme, contorti dallo strazio di lunghi gridi bianchi… Mascelle di cammelli, deliranti mascelle di vecchie centenarie che vadan ruminando fuoco e strider di carrucole!…
Si slancia il treno e si tuffa, ebbro, la testa innanzi, nella Sera liberatrice e dispotica.
O mio Destino! laggiù, verso qual trono superbo dal baldacchino a grandi pieghe d'azzurro, salgono mai quei bellissimi cirri di giada che nello spazio ampiamente digradano?
Dimmi piuttosto se all'orizzonte io non veda una gran belva accosciata, dal gigantesco grugno, che fa schioccar tratto tratto e sfolgorare in tondo, immensamente, come un lampo la coda, per scacciar dal suo dorso le stelle che lo mordono, e sferzare il calore vibrante del pallido cielo?…
Segue il mio treno pazzo le coste sinuose che strapiomban sulle rade di freschissimo azzurro. Oh! artificiale splendore, lungamente voluto, meditativo e meditato di questo mare rinchiuso che ozioso sonnecchia in quell'ombroso golfo, che mi consigli tu? Lo so: tu mi consigli la sosta di riposo e di plenaria dolcezza sul morbido origliere delle sabbie!
Piccole onde di stagno squaman la curva delle spiagge, come nelle stampe primitive, e un veliero di porpora e d'ocra ardente si dondola pazientemente, beccheggiando ancorato, con ombre nere di marinai sulla prua. che appaiono subitamente, coniate sul bruciante color delle vele con la durezza precisa che hanno gli eserghi delle monete cartaginesi!
E il sol metallizzato simula un medaglione… S'immobilizzano il cielo ed il mare… Le onde insensibilmente si cullano in un benessere languido o mollemente si pavoneggiano in mezzo alle rocce.