Ora il Sole al tramonto ti segue da presso nel tuo veloce andare, accelerando il suo palpito sanguinolento lungo l'orizzonte… Si slancia con grandi balzi, laggiù, laggiù… Guarda! Hop! Hop! Hop! Galoppa egli pure… La sua rossa, informe bocca di orco, la vedi?… Divora senza posa la carne delle nubi, insieme masticando e inghiottendo i fogliami tenebrosi e poi rivomitandoli in fondo ai boschi!…

Oh! che il diavolo porti tutti i Soli satolli, e le nubi panciute, e le foreste arcigne!…

Alfine, alfine il mio cuore si bagna —ed è gioia suprema!— nella notte mendace e divina, piena di filtri amorosi come una coppa fatidica dall'orlo fiorito di stelle che tocca lo zenit!… Alfine, alfine il mio treno si tuffa—ed è l'estasi!— in questa notte plenaria, sotto l'intenerimento delle stelle inebbriate che s'assopiscon tenendo fra le dita morbidi fiori di turchese!…

Alfine, alfine balza il mio treno—ed è incanto!— nella mollezza diffusa di questi pesanti ventagli odorosi di rugiada e di brezze lascive, che la notte trascina, senza fine, lontano, sui balsamici fieni!…

Ahimè! Presto svanì quella gioia squisita!…

I Cieli sono assordati dal rumor dei miei passi di gigante… e acciecati benchè vi scorrano azzurri fiumi di stelle!… Ed io mi sento vinto dalla cupa oppressione degli Elementi dominatori!… Qual mai piacere è il vostro, onnipotenti forze che mi rompete la schiena? Io sento gli stridori che dànno le vostre enormi tenaglie strangolatrici nel richiudersi sopra il mio cuor vagabondo!… Ma non importa, o folle treno! Io sono in tua balìa!… Prendimi! Prendimi! Sotto il cielo assordato, benchè tutto vibri d'echi loquaci; sotto il cielo acciecato benchè folto di stelle, io vado esasperando la mia febbre ed il mio desiderio, scudisciandoli a gran colpi di spada, e deliziato mi piego, a destra, a manca, per sentirmi sul collo la carezza delle braccia del Vento, vellutate e freschissime!

Son le tue braccia ammaliatrici e lontane
che m'attirano, e il vento è il tuo fiato vorace,
o Infinito terribile che con gioia m'assorbi!
A me la tua bocca di dèmone saziata di lampi!
Eccoti un bacio pesante, in cui l'anima mia
tutta si vuota, o Infinito monotono dagli sguardi piovorni,
ondeggiante lontano fra umidi suoni
di campane funeree!
O monotono Infinito dalle aride labbra
come un porto insabbiato, abbandonato dal mare!…
O monotono Infinito che sul viso mi soffi
il tuo alito orribile d'ignoto
e di mistero impenetrabile!

Il mio treno ubbriaco di lampi verdi e di vento fugge incessantemente, e rotola il suo galoppo di tuono con balzi e sussulti, con mezzi giri elegantissimi sulla curva dei binarî che brillano, tuffandosi nel buio con un pericoloso piegar spagnolesco dell'ànche, a picco su abissi senza fondo!…

E i miei ferrei cavalli trascinan sugli echi lo scalpitìo fragoroso dei loro zoccoli risonanti come campane, e la Notte li eccita con una irrefrenabile follia!

Colonne di fumo, braccia immense di negri inanellate di scintille e di sanguinanti rubini, spazzate, raschiate le fuligginose profondità del crepuscolo! Spirali d'oro e di cenere infocata, simili a spoglie d'un rutilante serpente, il mio cuor v'abbandona e vi semina attraverso lo spazio! Oh! godi, godi, Anima mia sfrenata! Se vuoi intenerirti, puoi seguir collo sguardo quei bianchi sentieri di sogno, su pei fianchi d'un colle, bagnati d'una serica luce nostalgica…. quei greggi di pecore, piccoli e pure immensi, che dilagano all'infinito, a destra e a sinistra per monti e per valli!… Oh! le pecore immote dai velli celesti e le lor fragili teste di polvere d'argento e i loro musi d'azzurro madreperlaceo, tesi verso la scapigliata corsa trionfale del mio treno!