Oh! per un solo momento divertiamoci dunque anima mia, a gustare quei bianchi greggi immoti, piccoli ed infiniti, che sembrano trottare e stan fermi, serpeggiando sbandati per sentieri di sogno…

Oh! per un solo momento divertiamoci dunque a singhiozzar sulla voce illusoria d'una zampogna lontana che mi piange in fondo alla memoria melodie appassite e tremanti sulle ciglia come lagrime di morte!… Così potrò sentire la tiepida angoscia di veder rifiorire per prodigio nei pianti della zampogna il mio lontano passato, tutti i miei soli defunti che di nuovo s'indorano nel mio cuore, e l'antico villaggio subitamente rinnovato, smagliante nel din-don soleggiato delle campane!… Solo un momento ti concedo, o mio cuore!… Più non s'indugi!… Allentate i freni! Non potete? Schiantateli!… Che il polso delle macchine centuplichi i suoi slanci! Ecco: rimbalza il mio treno in un alone di fiamma e d'oro sanguinolento!… Oh! nere braccia di fantasmi, fate, fate girar senza fine le sue ruote dentate di fuoco, in una velocità esasperata, precipitevolmente, perchè io possa saziarmi di tenebre e di vento!

6.

La Tregenda.

Bene! Bene! o mio treno!… Hai ragione di disprezzare così la corpulenza oscura delle montagne rigide di silenzio, che d'ora in ora ingigantiscono sotto la loro cappa di nuvole. Via! Via! Corri veloce, diritto alla mèta, perchè io possa lodare il tuo coraggio!… Son vane le vostre minacce, vecchi Titani invisibili, che levate le braccia a tutti gli angoli dell'orizzonte brandendo in giro cime nere, sospese sopra il mio capo!… Io mi burlo di te, Scorpione colossale accosciato su l'altipiano supremo… tu che agiti in cielo le immense tue antenne armate di stelle sanguigne come di massacranti mazze dorate!…

Subitamente ànsima il mio treno, spossato e strisciante, snodando a fior di terra il suo ventre tenebroso, flessuoso come un gatto gigantesco. Soffia lontano il mio treno lo sgomento biancastro dell'alito suo, che si mesce alle scintille vomitate dalla valle…

Di qua, di là, appiattate nelle vaste pieghe del suolo, come in fondo a caverne ove brulichi una tregenda, officine dai cent'occhi di luce, rantolan senza fine, con le rosse bocche stupite dei loro grandi forni… Sembran malefiche gatte, che rizzano verso il ciel lunghe code di fumo globuloso…

E il mio treno dal corpo disossato con destrezza s'insinua sotto le rosee carezze dei loro grandi sbadigli di fuoco…

Ed ecco che una bava rossiccia di lava cola fuor dalle porte, mascelle scoppiate… Vi si rizzano scheletri di vecchie mendicanti dal passo spezzato, che vanno trascinando sulla loro schiena ogivale un gran fascio di fiamme!…

O mio cuor migratore, vuoi tu dunque esplorare la profondità dei loro occhi violacei?