Quella danza instancabile di sguardi infernali, quel ribollire di grosse lagrime specchianti dietro grandi vetrate, evocavano mostri intenti a fondere raggi massicci pel Giorno futuro… Simili essi ad orefici dalle dita sottili, manipolavano azzurri riflessi e cesellavan fuochi graziosi, con febbrili martelli fabbricando la grande aureola solare.
Frattanto un torpore malarico invischia l'acque stagnanti. I licheni sui greti son bruciacchiati dai passi infocati dei demonî che strisciano verso i rifugi delle streghe…
Maledetto scannatoio, lugubremente infestato dall'eterno gracchiare dei rospi inspirati!… Satura di fuliggine e striata di fosforo, l'aria s'infeltra tutta di vampiri dai grandi occhi di donna levantina…
Il mio treno veemente si scaglia nella rasa pianura, ove di tratto in tratto le tragiche officine si moltiplicano, lontano, nel buio, furtivamente come lucciole… Mi avvicino, e subito i fumaiuoli sembrano lunghe narici che febbrilmente mandino, a scatti brevi, nervosi, viventi fumi meticolosi!…
O follia, mia follia, giocoliera eterna! Al fumo tu dài l'apparenza d'un grande chimerico verme che rinnovi e senza posa rigonfi i suoi anelli, d'un chimerico verme dalla testa puntuta che sembra mordere il tetto inverosimile d'un'officina che pure esiste in fondo all'incubo!
Fiera, sinistra, inebbriata di solitudine, esasperata dalla minaccia degli abissi, un'officina dal gran dorso merlato grondante di spavento azzurrognolo, sorge d'improvviso, a una curva dei binarî, scoppiando in molteplici risate d'oro!…
Ridiamo, ridiamo, o mio cuore!… Non vedi? La fonderia ferve tutta d'un caldo sghignazzare nei suoi enormi forni che fiammeggiano! Orrore! Sussulta, la fonderia, come un cane infernale tutto intriso di bragia, e mi vomita in viso la sua fosforea rabbia e i suoi ferrei polmoni che crollano interminabilmente!
Cuore! Mio cuore!… Come avrei preveduto un sì orribil custode a quegli assurdi muri barcollanti lontano?… Come un ladro mi accolgono… Eppure sì poco bramavo io di vedere quella città che dorme fra le bende del Silenzio, come una mummia, sotto il giogo opprimente delle Stelle!
Si corra via presto!… Più lungi! Più lungi!… Ed io fuggo, mollati i freni, contemplando il sonno immemorabile della città suppliziata sulle grandi braccia in croce di quattro immense strade bianche!…
O Titani di granito, le cui braccia alzate brandiscono montagne sopra il mio capo, schiacciatemi sotto i vostri massi sospesi!… Già lo spavento agghiaccia le mie reni di bronzo con l'alito esasperante della Morte!… Delle pupille, dovunque, di porpora e d'ocra, mi stanno immote dinanzi, sbarrandomi la via…