«O perfida Fortuna dal chiaro volto soleggiato, Fortuna che trascini il tuo gran corpo idropico squassato da un'eterna risacca sotto cenci d'azzurro mirabolanti, ben saprò vincerti, e fermarti contro un rudere polveroso, e forzarti, fra i lampi dei miei coltelli alzati, a concedermi alfine lo scintillìo magico e l'illusoria melodia che fanno le tue stelle monetate tintinnando sul terso metallo dei mari! Con ondate d'amore, con l'aerea freschezza di mille azzurre campane, che inaffian di felicità la nostalgia senza fondo degli spazi voglio che tu m'inebbrî sollevandomi l'anima fino alla vasta scalca d'un castello fantastico. Voglio che vi si spieghi, a saziare la mia rossa fame, lo splendore fumante d'un impossibil banchetto sotto i raggi intrecciati delle gemme e delle pupille lussuriose, e tra le fiamme lanciate a rimbalzello sull'acqua serena degli specchi!—
—Per sorbire, tu dici, dei vini colore di sogno?— —No! No! Per ingollare avidamente della gioia succulenta, poichè sempre, malgrado i bei demoni che sprizzano ignudi e grondanti di chiaro di luna, dalle bevande inebbrianti… sempre, malgrado tutti gli artigli e le chele roventi che le droghe m'affondan nella gola, con crudeltà di granchi mostruosi, io voglio lasciare la tavola sputando in viso ai commensali muti ed andarmene altrove, col sapiente occulto rodimento del rimorso e con gli ondeggiamenti d'una nausea amara che dovrò vomitare nella laguna della Morte!—
—È qui, è qui, la tua Josie!—Che m'importa? Tu lasciala dormire, mio cuore!… Ho bevuto lunghe sorsate d'orgoglio, vuotando a garganella l'anima mia inebbriante… Pietà! Già son ebbro e barcollo corro qua e là inseguendo il mio corpo e ad ogni passo incespico, sulla riva di questo fiume sinistro!… Laggiù… i neri campanili della città rugosa remeggian nel cielo inarcandosi l'uno sull'altro per cercar d'infilzare a casaccio le Stelle come monelli armati di forche a rubar degli aranci!…
Orrore! Orrore! Il terribile fiume ora strangola la città dove dorme la donna che adori!… Il fiume febbrilmente allaccia nelle sue spire d'acciaio la città dai lunghi campanili puntuti, che cadono nel buio, ciascuno con la sua stella tutelare, infilzata come un fulgido arancio già marcio ma ben guadagnato!—
8.
La posta del giuoco sublime.
Un'altra volta, un'altra volta ancora i venti selvaggi dàn fiato alle trombe per invitarmi a raddoppiare lo slancio del mio galoppo e le mie scivolate diaboliche sui binari animati che fuggono, e le mie ruzzolate coi piedi innanzi entro ferrei stivali verso il fumoso nulla dei prati in pendio.
Lo so: io devo raggiungere in un angolo dello spazio le vostre corse disinvolte, o Stelle, e sorpassarvi, poichè lasciaste le strade di luce che vi son consuete, e correte lontano agitando le braccia in segno di sfida! Io vedo il grande vortice e la corrente che sospinge le vostre coorti di fuoco… I vostri gesti azzurri a un tratto si moltiplicano fra la cupa architettura delle nubi rugose, simulando grevi tetti e porticati profondi! È ben questo un complotto di guerrieri in maglie d'oro a un romoreggiante quadrivio di città medioevale, con flussi e riflussi di lotte a corpo a corpo, e corazze fracassate, e rossi colpi di spada che trinciano l'angoscia nera del silenzio infinito!…
Avanti! Avanti! Al disopra della ribellione che si propaga a poco a poco negli eserciti vostri sfavillanti, udite, Stelle d'oro, l'alto grido: «Avanti! Avanti!» che vi rimette in sella sopra il dorso illusorio e fra la danzante criniera delle vostre nuvole?… Udite il grido che ancora m'incalza?… Olà!… Urlatemi dunque qual'è l'aurea posta di giuoco che promessa vi fu laggiù in fondo al cielo?… È dunque assai bella, la mèta lontana a cui correte?…
La pianura s'è mutata in un oceano vasto di bruma vellutata e intirizzita di mistero, eppure il mio treno vi si tuffa con mollezza irresistibile… stupito di fracassare ad ogni istante il colossale tamburo di un invisibile ponte levatoio… Sono allora singhiozzi di bronzo e rimbalzi d'artiglierie gettate giù dai bastioni, in un fossato… Troppo tardi!… Vedete, il mio treno è impazzito!… Calmate, se potete, l'atroce frenesia, i battiti del suo gran cuore arroventato e i rantoli bollenti della sua caldaia, e il suo soffio possente che guaisce e si lagna bagnando gli echi delicatamente d'un miagolìo nostalgico di zufolo!…