Stelle! o mie Stelle!… Fissata, è l'ora delle vostre sconfitte! Stelle stravaganti, esultate per l'ultima volta! Inebbriatevi al tintinnare dei vostri carriaggi adamantini! Lanciate a corsa i vostri cocchî di gemme, sotto lo scampanellare delle fulgide redini di perle!
V'ammirano i Saggi, vi credono tutelari; ma invece io darei mille vite per mordervi e per mangiarvi il cuore bevendovi il sangue!
Accetto la sfida!… Più presto!… Più presto ancora! Senza posa nè riposo!… Mollate i freni!… Non potete?… Schiantateli!… A destra, a sinistra io vedo neri mulini dinoccolati, che sembrano correre, a un tratto, sulle loro palmate ali di tela come su gambe smisurate… La luna versa a ondate i suoi chiari beveraggi di delirio e d'amor sovrumano, il suo veemente desiderio di correre con la spada in pugno sopra infocate mura, verso il bacio morente delle bocche immortali… La luna inaffia e abbrucia col suo liquido argento vivo le curve solenni d'un paesaggio illimitato, ungendo di forza e di coraggio i muscoli induriti delle colline striscianti… I torrenti non sono più che lucidi intrecci di spade!…
La luna empie lo spazio d'una immortalità sublime, ove subitamente le montagne lontane, accentuando l'audacia della loro postura insolente levan alte nel cielo radiose facce superbe!… L'orizzonte merlato di rocce titaniche con gioia si ritempra in un'acqua d'eroismo e le cime bagnate di atmosfere divine aspettan con angoscia i passi rudi d'un nuovo Dio!
Il mio treno scrollandosi qual folleggiante monello
getta alfine il suo lungo cappello puntuto di fumo,
per meglio tuffarsi
nell'oceano indiasprato del chiaro di luna….
Ora la vasta pianura ha vaporose pigrizie
fingendo d'inclinarsi come una morbida spiaggia…
O sfolgoranti sciami di viventi scintille,
danzanti mosche d'oro dall'elitre di zolfo,
io vi son grato perchè tanto punzecchiate
le affrante groppe dei miei vagoni arrembati,
esasperando il loro spavento
e il desiderio instancabile che li anima!…
Sull'immensa pianura tenebrosa e schiacciata che stride qua e là di grida bianche sotto gli aguzzi raggi delle stelle, elevan le montagne la loro sprezzante alterigia tenendo alzata colle loro braccia nodose l'ombra fresca delle valli, come un gran manto di velluto nero.
Ed ora le montagne già stanno per gettare sulla mia fuga tabarri di sonnolenta frescura… là, là… guardate, a quello svolto sinistro… Presto! Ancora più presto!… lo devo fuggire, fuggire… nuotando estasiato sul fiume inebbriante degli Astri che si gonfia in piena nel gran letto celeste!…
O morte pianure, estenuate sotto i vivi pugnali della luce, pianure d'ombra bituminosa, crivellate di raggi, senza fine, ben potete soffiarmi in viso l'alito purulento del Rimorso!…
Molli pianure del passato, intrise di pianto, visitate dai curvi fantasmi del ricordo, io vi scavalco sul mio treno impennecchiato d'orgoglio e mi dondolo in cielo, vogando in accordo col ritmo impetuoso e la cadenza meravigliosa di questo fiume stellare! Che importa se il mio cuore si lamenta, spossato, traboccante d'amarezza, stanco d'ebbrezza titillante, gonfio di gioia grossolana, e pur tanto leggiero, sottile, come impalpabile, per aver troppo bevuto alla diaccia lusinga della velocità verso la notte vorace dell'Infinito?… Ah! che il mio petto scoppi al pulsar del mio cuore!… S'allarghi, s'allarghi il mio cuore, inghiottente e rosso come il bacio voluttuoso con cui il sole disseterà l'agonia della terra!…
A piacer tuo, mio cuore disilluso!…
Nulla deve arrestarti, malgrado l'immensa stanchezza
e l'immensa disperazione!
Nessun'oasi più, sulla terra, per la tua sete, o cuore!