Oh! davvero vi ammiro, o sacripanti irrigiditi nello sforzo d'inchiodare le vostre fatidiche nasse agli scogli della riva! Ma non importa: io sono indomabile e posso flettermi come un'anguilla, cacciandomi attraverso le strette maglie, e mi diverto oltremodo ad ascoltare i vostri gridi gutturali di vapor crepitante!…
Sento incessantemente le mani impazienti d'un Dèmone carezzevole, furtivo, onnipresente, che senza sforzo mi strappa con le unghie dorate un occhio:… gli occhi… le ciglia!… Oh! qual delirio! Quale orrore squisito! Le sue unghie s'accaniscono a lisciarmi la carne del volto, e la sua bocca vorace passa e mi mangia le labbra!… Il mio volto è spianato, levigato come i Cristi scolpiti sui vecchi reliquiarî, divorati dai baci d'innumeri pellegrini… Grazie, grazie, Demonio di Frenesia e d'Impossibile, poichè certo sei tu che sazî la tua fame sulla mia faccia!… Sei tu che rivesti il mio corpo d'invisibili labbra e di elettriche nari!… Per te, tutto il mio corpo beve, mangia e fiuta il soffio glacial della Morte!…
Un urto brusco!… un grande scrollìo di cerniere!… Ah! maledetto guscio di tartaruga! Il mio treno è incatenato! Io ne fuggo fuori rompendo i vetri, come un lupo che scappi abbandonando la coda superflua, (non è forse un oggetto di lusso?) alle mascelle d'una trappola!… Ed entro finalmente nella città!…
10
Il Veliero condannato.
Già il cielo nero si gonfia del singhiozzo straziante che il mio cuor condannato sta per lanciare allo Zenit… Alba sinistra e macerata d'angoscia!… Alba contratta! Il vento, agonizzando a un quadrivio, aguzza un suo rantolo estenuato… O vento crocifisso dai chiodi delle Stelle!… Riboccano le vie d'un bitume di folla tutto fumante di tenebre, che scuotere sembra penosamente la corpulenza delle facciate. E dovunque il soffio selvaggio del mare s'ingolfa con fracasso, sbatacchiando le sue mille teste dai capelli ritti, le sue mille braccia, le sue mille voci a trivello… E il Terrore dovunque m'insegue da presso pungendomi le reni con la spada!… Pennacchi crollanti di fumo greve e grasso invischiano orribilmente il tumultuar della folla, che svolge intorno a me i suoi tentacoli di piovra colossale dalle ventose fetenti… Maschi e femmine… tutti mi somigliano! Sei sempre tu, Demonio delle Frenesie, che divorasti loro la faccia… Oh! eterna lebbra!… … Come a me?… Come a me!
Nessuno sentiva l'angoscia e il crudele rimorso d'aver perduto così i proprî lineamenti, la propria maschera, il proprio viso fra le unghie d'un ignoto, per amor dell'Inferno o del Cielo? No: per amor delle Nuvole! Ecco: una donna!… Le mie dita t'hanno riconosciuta!… Per le poppe t'afferro… Gridami dunque, gridami se senti l'orror della mia faccia corrosa! E non hai tu la brama angosciosa di sapere il delitto, la follia, la disperazione nascosta dietro la mia fronte d'avorio? Poichè son io, il colpevole, il condannato a morte che trascinate senza saperlo verso il nulla delle vostre vendette!… Forse lo ignori?… Silenzio… Sanno farsi capire le mie dita, affondando nella tua carne?… Hai tu compreso?… Ahimè! Io non sento che un pesante scalpiccìo molle di piedi nudi sulla strada fangosa, che sembra fermentar d'odio sotto i miei passi…
A destra ed a sinistra, le mura delle case furtivamente fuggono fra l'ondeggiare dei fumi e delle fiamme… e la folla si spande, sinistro ventaglio di palpitante velluto, nell'ombra spaziosa dei moli e delle banchine… delle banchine immense di questo porto fatidico!…
Ecco! Uno dopo l'altro gli schiaffi colossali di un'ondata che s'erge, impennacchiata di luna verde, imprimono alla folla sussulti e risacche violente in cui rapido piroetta il mio corpo.
Orrore! che mai vedo, in lontananza, in cerchio intorno a me?