Non tremare, o mio cuore!… Digradanti sui declivî dei monti lontani vedo le case nere che scendono, sbarrando i loro vetri rossi, col dolce sghignazzare e col sorriso truce dei loro vecchi balconi sdentati…
A me intorno la folla automatica e bituminosa si mesce e si confonde coll'agitazione del mare. Ma da ogni parte fiammeggian pupille, pupille vive di case precipitanti il loro galoppo fantastico, di gradino in gradino, dall'alto al basso di questo gran circo di monti, per vedermi e seguirmi con un lungo sguardo inesplicabile.
Le finestre battono le palpebre, rapide, poichè la bufera raddoppia.
Il porto cupo altro non è che un vasto scricchiolamento d'alberature infrante sotto lo sforzo delle vele dal ventre squarciato, saccheggiato da artigli feroci!… Aiuto! Aiuto! Il vecchio porto contorce la sua immensa carcassa schiacciata di capanna masticata dal fulmine… Aiuto!… La tempesta?… Ah! no!… Questo è un assalto di onde dai denti di lupo!… Sembrano lupi furibondi per fame, che s'avventino sulla porta d'una casa, e in torrenti accaniti penètrino dalle finestre!
Un gran veliero leva alto il suo scheletro davanti a me, sul molo. Le sue ossa piegan sotto cordami simili a budella.
Accorrete dunque in folla, o case scellerate dalle facce forate di pupille febbrili!… Inarcate le vostre braccia e i vostri tetti coperti di tegole… Issatevi le une sull'altre, per assaporare il sublime spettacolo della mia morte!
Uragano! Uragano dalla bocca tôrta come le vaste brecce che il fulmine di Dio scava nella fronte dei templi sacrileghi, scatena, scatena dunque la muta delle tue onde dai denti di lupo!… Urrà! vedo la lucente madreperla delle lor zanne, che si arrota, intaccando il molo irremovibile, qui sulla soglia di questo gran porto, le cui alberature oscillanti sussultano crollando giù come travi carbonizzate!…
Urrà! Urrà!… Mentre dunque l'Angoscia
delle Angoscie mi serra feroce la gola,
io mi rizzo
sull'altissimo cassero di questo veliero spettrale.
Alfine, o mio cuore, prepàrati
a goder della festa gloriosa che la Morte,
tua patrona, t'appresta nei Regni del Nulla!…
Fa presto i tuoi voti, o mio cuore,
i tuoi ultimi voti assurdi!…
Sul mio capo, le vele si gonfian mostruose,
e cozzan le loro mammelle e le lor pance di streghe,
Il molo è superato!… Uragano, mi strozzi!
O Luna verde, mistico ragno
che con laboriose zampe intrecci i miei cordami,
lascia dunque ch'io vomiti l'anima mia frenetica
sulla tua bocca triangolare!… Bevi
sulla mia fronte l'ebbrezza e la demenza
del mio sogno!… Il sogno
è un tormento dalle delizie divine,
ma pur sempre un tormento!…
Tu mi schiacci, Uragano!…
Terrore!… Ecco le onde dai denti di lupo!…
Io vedo i vostri occhi di porpora acuta!…
Io sento i vostri artigli… Li sento!… I vostri denti
mi màstican le guance!… Oh! il dolore
di morire addentato da voi!…
Ahi! Ahi! Sto per morire! Il mio petto
è infranto!… La mia carena scricchiola e si lamenta.
Vele impregnate d'azzurro liberatore!
Vele arricchite dei fiori dell'orizzonte!…
Stridente alberatura, tu sfondi il mio corpo!…
Ahi! Ahi! Più forte!… Ancora! Ancora! Ancora!
Tu godi, t'inebbri, a schiacciarmi così?…
Anch'io ne godo!… Anch'io m'inebbrio!…
Baci dei venti!… Assolventi carezze dell'Infinito!
Io v'assaporo con tutte le labbra
di tutte le mie ferite!…
Oh! Spazio!… Spazio!… Il mio Desiderio, folle nuotatore uso ai tuffi più audaci, con furore t'abbraccia nella schiuma volante e nel vento rapace!… A me il Sogno sommergente e l'estasi ondeggiante delle foreste sottomarine! A me il verginale sbocciar delle perle!… Alito assopente, trascinami per le immense pianure di corallo, sommerse!
Aroma dei mari notturni già spalmati d'aurore profumanti!… Malinconia delle piovre che snodano il loro sonno contemplando dal profondo dell'abisso, attraverso l'elastico cristallo delle acque, il greve sole levante galleggiar molle e vermiglio sul mare come una favolosa ninfea d'oro!…