Aroma evocatore di paradisi perduti, tutto il mio corpo a brandelli beve il tuo vigore divinizzante e muor di te senza fine!… Ahi! Ahi!… Mi sento morire!… Morire!…
8.
I CAFFÈ NOTTURNI.
(Canto che finisce in prosa volgare).
Quand'ero adolescente, io venivo ogni sera a mendicare oblìo sotto bassi soffitti, saturi di luce, seguìto da allegri compagni, l'uno a braccetto dell'altro, e coi Fumi, miei vecchi amici fedeli, agili e beffardi giocolieri d'azzurro vestiti e di grigio-perla, abilissimi nell'arte di far scomparire le apparenze con una piroetta, e d'imbrogliare i fili delle nostre memorie.
Tutte le sere, le Luci in tumulto si radunavano là, spesso ferite a morte e sanguinanti ancora dopo una rissa a corpo a corpo con l'Ombra implacabile… ma sempre ugualmente pronte a scoppiar dal ridere e a lanciar fino al cielo le loro bianche grida di martiri inutili! Io pagavo loro da bere, volentieri, del Nulla a tutti e del Fuoco in bottiglia, perchè già sono buoni diavolacci, nottambuli impenitenti che s'affollano al crepuscolo, in quell'antro, per soffocare in sinistro complotto il gran Sogno maledetto, il gran Sogno ossessionante e puro delle notti divine…
Bisogna pure, infatti, strangolare il nostro Sogno, in qualche posto, allo svolto d'una viuzza infame, o in un postribolo, o, meglio ancora, in un caffè-concerto, tra i vasti specchi mendaci che sanno scusare i nostri delitti e le nostre tristezze, moltiplicandoli!…
Specchi sôrti ad un tratto, come miraggi di trasparente frescura, nel deserto soffocante e nostalgico dei caffè notturni!… … In voi più che altrove si può uccidere il Sogno, per poi, più tardi, nell'ore gialle dell'alba, portarne via il cadavere a lenti passi, e gettarlo in un nero canale, semplicemente, come si vomita il mal di mare dal parapetto di bordo!…
Quando non lo si uccide, bisogna metterlo in fuga, con gran fracasso, picchiando su la latta rovente del suo cranio, come fanno gli Orientali, quando sbattono l'una contro l'altra casse di petrolio, per sciogliere l'amoroso abbraccio del Sole e della Luna in eclisse…
Subitamente gli Alcool, ritti intorno a noi, gesticolan dimenando la pancia e le tonde facce apoplettiche simili a culi di vecchie scimmie, e parlan tutti insieme per aver tutti ragione. Quand'ecco cento odori vischiosi e granulosi vi palpano dolcemente le nari o bruscamente vi tiran pel naso…. e si vaga, non si sa dove, fra l'urtarsi dei Sosia, che fanno smorfie e lazzi nei mirifici corridoi degli specchi profondi… Allora, orchestre pesanti si scagliano su la calca, come orde di negri, con urli selvaggi e saliva schizzante tra i denti, con precipitosi tam-tam e con penne variopinte piantate ritte nei capelli crespi…