E nella folta notte dei loro volti, a quando a quando, al ritmo della danza, brilla il gran lampo sbrandellato del loro sorriso di neve scintillante!… Ma già i salti pazzeschi delle orchestre s'incrociano e s'imbrogliano ne' miei nervi, e si urtano tumultuosi, e dànno impossibili tuffi, piegati in due, dall'alto di neri vascelli…

Oh! i caffè-concerti della mia giovinezza, dove trascinavo la mia Anima barcollante, come si trascina, appeso al braccio, dopo un'orgia un amico briaco fradicio, per coricarlo su un qualche divano!…

Ci sedevamo a un tavolino, io e la mia Anima, a notte inoltrata, per aspettar la Gioia, e sentivamo piegarcisi le ginocchia, oppressi dal peso di un'infinita tristezza, forse millenaria! Avevamo al collo grevi stole di noia, e curvi stavamo come vecchi preti, stanchi, assai stanchi di far sacrifici al nostro idolo antico!… Oh! i brividi delle nostre braccia che sollevavano, fra dita malferme, verso il soffitto coppe funeree: assenzio o rhum! E brillavano, fantasmagoriche, le bevande, sgranando l'ombra loro e il loro fosforo prima d'assolvere i nostri rimorsi!…

Poi, ad un tratto, al disopra dei nostri pallori le lampade elettriche brandivano i loro cuori bianchi, tenendoli stretti fra dita di ferro, così da farli gridare, spumanti di latte azzurro… Oh! poveri cuori feriti delle lampade elettriche… Oh! cuori di fuoco, contusi, spasimanti per mille dolori, sotto mille pugnali indifferenti e placidi, pugnali arroventati!…

E quei pugnali di luce si volgevano contro di noi, inchiodando le nostre volontà ipnotizzate sui divani profondi, dalla carne scarlatta grondante di lave, sui divani profondi come un tramonto doloroso d'autunno, affranto da voluttà cocenti e nostalgiche.

Talvolta le lampade elettriche ci versavan nel cuore chiari di luna acciecanti, acidi e corrosivi, nei quali i nostri profili, le nostre lussurie e i nostri desideri metallizzati apparivano ad un tratto cesellati nella madreperla e nell'acciaio scintillante…

Una sera, me ne ricordo, dei vecchi Soli disperati rotolarono, con gran fracasso, sotto il soffocante soffitto, tra le macerie delle nostre tristezze, come in fondo a cave di tufo abbandonate che ardessero fra turbini di polvere…

Allora la mia Anima, a me accanto seduta, comprimendosi il petto con le mani e agitando il capo stanco, si mise a piangere, vinta, compassionevolmente, come un cane lapidato!

Ed io le dissi:—Anima mia! Povera Anima mia! che vuoi? Qual nuova pena inconsolabile ti tormenta? Lentamente la mia Anima sospirò allora il suo lamento: —Tu conosci la Donna in fiore dalle labbra di profumo, conosci la Donna dagli occhi d'azzurro attiranti che amo ed aspetto dal giorno che seppi la speranza di vivere, la fame d'amare e godere… l'amante che le Stelle mi promisero, nel passato, sui bei laghi della mia giovinezza piena di cielo!… Oh! io vorrei questa sera inginocchiarmi davanti a lei, e spiare il suo sorriso come spiavamo, io e lei, dall'alto d'una scogliera lo sbocciare felice degli astri sul mare!… Ma Ella non verrà, la Donna in fiore dalle labbra di profumo!… Uno stregone, forse, la fece prigioniera mentre passava per qualche sentiero notturno!—

Ancora! Ancora! Moltiplicate i vostri zig-zag, instancabili archi dei violini! Archi febbrili che una strana pazzia incatena agl'istrumenti, segate, segate furiosamente il cuore dei violini, e demolitemi l'anima, archi vibranti e slogati che sussultate, più rossi di martiri scorticati vivi, inchiodati in croce!… Oh! Indugiatevi dunque, perdute le mani, a strizzare senza fine le stanche mammelle, le mammelle esauste delle bestie agonizzanti, per trarne, per trarne senza fine del dolore!…