In un terribile incubo, a un tratto, l'orchestra si gonfiò come dorso di balena, fra uno scorrere diffuso di amare nostalgie… Allora, gigantesche brenne presero a inerpicarsi per la china d'un calvario esecrabile, intimo calvario che s'erge nella mia carne!… Scalpitavano nel mio sangue, le fantastiche rozze, arrampicandosi per la salita del mio passato… Le loro groppe montuose, scheletriche, crocchiavano come colossali panoplie. Enormi, le loro ossa, che quasi spuntavano nude, reggevano l'ampia pelle, come un mantello teso e sollevato su punte di lance!…

Le cavalle mostruose dell'orchestra mi scalpitavan fra i nervi, come fra i grevi cordami di una nave squassata dalla burrasca, e il mio terrore cresceva quando le cavalle balzavano, fingendo ad ogni istante di saltare dal ponte giù nell'immenso naufragio!…

Io tremavo, al sentire mani unghiate di ghiaccio pettinarmi a piccoli strappi i capelli, che mi stavano ritti sulla testa! La mia Anima accanto a me, sommersi gli occhi nel sogno, borbottò, come una mendicante allucinata: —Vedi? Questa bevanda ha la soavità inebbriata d'un crepuscolo ardente in cui lentamente inverdisca e si copra d'ombra un bel volto agonizzante… Appunto in un crepuscolo così dolce, io sogno di vederla apparire e venirmi incontro a braccia aperte!—

Allora sui nostri pallori cadaverici, sulla mia Anima e su di me, i violini immensificati, inarcando la groppa del loro suono, soffiarono come gatti l'odio acido e giallo della loro gola bavosa! E la mia Anima esaltata gridò con voce sorda: —Amico! Amico!… Guarda! Non vedi tu un'isola rossa, ardente, insanguinata sbocciare per miracolo, simile a una ferita, sul mare d'ametista?… Un'isola presa fra le maglie d'oro di una purissima sera in deliquio sull'acque?… Non vedi tu un'isola in fiamme che dondola come una vasta rosa vellutata?…

Le sue rive son petali colorati di carminio che sembran vivere e palpitare sotto la languida carezza dei flutti… Guarda! Quelle rive s'accendono, man mano che la nave s'approssima… L'isola è tutta imbottita di folte verdure; l'isola gronda di gomme e di lacche rosee, che tingono i nostri cordami… Non senti? L'aria crepita e brucia come un incenso. Vapori dorati di miele avvolgono gli alberi lungo la riva! (—Sacramento!… Chi è quell'animale, quel porco che ha urtato il mio tavolino?…) Amico, guarda! Il Sole scarlatto agonizza sotto un soffitto di nuvole… Il Sole è schiacciato, a mezzo il corpo, sull'orizzonte, e pare una bettola infame, dalle rosse tendine accese!… Il Tramonto non è più che una lurida osteria, per metà sepolta sotto il pavimento montante del mare che oscilla!… (Oh! Dio!… Cresce il rullìo, e già ruzzolo nella nausea impura d'un assenzio infernale!… Certo, s'impastarono ossa di vecchi demonî, per distillare questo elisir d'oblìo!)—

Con un lungo urlo di rabbia, il Sole ha rantolato sotto il tetto pesante delle nubi, laggiù…. Nuvole di sugna, dagli orli aranciati che lentamente assopiscono l'isola felice!… Ah! mi ricordo, mi ricordo, d'aver vissuto, un tempo, in qualche vita lontana, sulle vermiglie sabbie di quell'isola che chiude ad una ad una le palpebre brune delle sue calde verzure!… E mi ricordo d'una sera, come questa inconsolabile e pura!… Ma è troppo tardi, ormai!… La mia amante dalle labbra di profumo non verrà più, poichè è l'ora che i serpenti s'intrecciano in molli tappeti sui sentieri fioriti dell'Isola felice!…

Una certa sera d'autunno, dolorante e come stretto da un'angoscia amara avevo condotta la mia Anima, come al solito, in un caffè notturno… La mia Anima? Non aveva bevuto nulla… Eppure, barcollava come un ubbriaco! Basta sì poco, per ubbriacarla!… Poche ore di solitudine, e già eccola brilla!… Entrammo… Appesa al mio braccio, floscia e slogata come un fantoccio, la mia Anima si piegava a destra ed a sinistra, battendo l'aria con le braccia ed urtando le tavole e i passanti!…

UN SIGNORE (urtato, alzando il bastone)—Ohè!… siete ciechi!

LA MIA ANIMA (canticchiando)—Tra la la!… Tra la la!…

IO.—Scusate, signore … Il mio amico è un po' brillo….