IL SIGNORE (furibondo)—Andate al diavolo!… Portatelo altrove, il vostro ubbriaco!…
IO (alla mia Anima)—Andiamo! Basta! Non far più sciocchezze! Sta ritto, e taci! Mi procuri delle seccature!… Zitto, se non vuoi che ti pianti qui, in mezzo al caffè!
LA MIA ANIMA.—Sì! Sì! hai ragione… Ma non è lecito avere una faccia come quella!…
(Lulù, una bellissima ragazza, ci chiama con un gesto alla sua tavola… È l'amante della mia Anima. Sembra molto ammodo, è vestita di nero, ha la bocca in forma di cuore, occhi sensuali. Fa smorfie, con grazia, sotto i pesanti capelli neri che ombreggiano delicatamente il pallore del suo volto.)
LULÙ.—Amici miei, sedetevi, vi prego… (Alla mia Anima) Come va, caro?… A proposito: ho letto la tua ultima poesia…
LA MIA ANIMA (di cattivo umore)—Mi dispiace, cara… Naturalmente, non ne avrai capito nulla! Sei troppo stupida…
IO.—Suvvia! Non essere villano!… Tu non dovevi darle da leggere i tuoi versi… E poi, non mi seccate più con la vostra letteratura!… Stiamo allegri, e facciamo del baccano!… Conosci Rosina, la divette?… È deliziosa… Quando canta, rapisce.
LA MIA ANIMA.—Tanto meglio!… Viva Rosina!… Viva Rosina!… Ohe! Balliamo!… Viva l'allegria, e al diavolo la letteratura!… Olà! Olà!… Voglio del baccano! Facciamo del baccano!… (La mia Anima ansima, con gli occhi stravolti, annebbiati di sangue sotto le palpebre frementi). Ribalterò la tavola su codesti imbecilli… Vedrai!… Sarà bellissimo!… Patatrac!… Ecco fatto!… Anche tu, anche tu, devi far del chiasso!… Ah! ecco Rosina! Silenzio!…
(La mia Anima, puntati i gomiti sulla tavola, guarda fissamente la scena; ma, presa a poco a poco dal sonno, piega il capo, in abbandono, sulle braccia incrociate. Subito, l'orchestra ci si scaglia addosso, picchiando sulla calca grandi colpi d'archi, coll'indignazione ridicola di un Gesù nell'atto di flagellare i mercanti nel tempio.)
IO (alla mia Anima)—Dormi?… Su! Svegliati! Come ti pare, Rosina? (Al cameriere) Tre absinthes!