«Tu sai, anche, che è dolce avere nella propria camera tiepida e chiusa, la donna soave dalle labbra primaverili, che lentamente si slaccia e si sveste per te, soltanto per te, accanto ad un gran letto protettore e che assolve da ogni rimorso!…
«Calmati, dunque!… Hai commesso, or ora, delle pazzie imperdonabili… Ebbene: adesso bisogna che tu faccia le tue scuse agli amici e domandi perdono a Lulù…»
La mia Anima mi guardò avidamente, con occhi feroci, e sentii che un torbido e rosso desiderio lo trafiggeva: il desiderio d'uccidermi, per liberarsi dei miei sermoni! Infatti bisogna essere legati ad una profonda amicizia, per odiarsi, talvolta, con tutte le proprie forze, e per voler mangiarsi il cuore reciprocamente, con delizia…
Poi, ad un tratto, la mia Anima si mise a piangere
dirottamente…
IO.—Suvvia! Non piangere! Non pensarci più… Domanda
scusa ai tuoi amici, e tutto sarà finito.
LA MIA ANIMA.—Miei cari amici… perdonatemi le mie villanie e le mie offese!… Sono ammalato, questa sera… Sono nervosissimo!… Sento un dolore, qui, vicino al cuore, profondissimamente… Forse, sono spacciato!…
IO.—Su, amici!… Fate la pace, e tutto sia dimenticato!…
(Alla mia Anima) Vieni qui… Non piangere più…
stringetevi la mano… Così! Benissimo!…
LULÙ.—Caro! Caro! (accarezzando la mia Anima)
Baciami sulla bocca… Così!… Tremi, povero amore mio?…
Hai la febbre?… Stasera verrai da me… Ti curerò!…
Allora, la mia Anima, ubbriaca fradicia d'angoscia e
di tenerezza, pianse ancora dirottamente, come un vitello,
fra le braccia di Lulù…
Quella notte, dunque, la mia Anima l'avrebbe passata con la sua amante… Li accompagnai a casa di Lulù. Sulla soglia, la mia Anima, che barcollava, mi salutò con un lieve sorriso di trionfo… poichè, vedete, in fondo, è troppo, troppo stupida, la mia Anima!…