Guàrdati dai vampiri, che infeltrano d'ali i sepolcri del sonno!… Tutta languida ti vedo, tutta greve di linfe e d'oblio, simile a quelle navi, cui le vele cascan dal sonno nella luce… simile a quelle navi che troppo hanno piena la stiva! Tu vorresti deporre sulla riva il tuo carico d'amore, per salpare, spiegate tutte le vele al vento, attraverso la fresca ombra, nell'aria agile e lieve… verso i regni trasparenti del tuo divino sogno… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma io ti dirò crudeltà sanguinose, come chi, per star desto, si morde le dita, quando si veglia un morto!… Ahimè, tu sei già stesa, mio amore, nel sepolcro tutto d'oro del tuo sonno.,. Dimmi: che cosa farò?… Non dormire! Eccoti le mie dita, le mie labbra, tutte, tutte le membra del mio corpo!,.. Son questi i tuoi amanti? Prendili tutti insieme, prendili ad uno ad uno… Sàziati d'amore brutale, come le femmine che si vendono ai soldati, purchè il Dio infame non t'abbia, non t'abbia mai!…
7.
Il Dio dei Meriggi.
Viene, viene correndo lungo le spiagge! Viene sul vento di porpora e d'oro! Viene, il vermiglio Iddio, solcando le sabbie!… Lo sento!… Le mie orecchie risuonano e ronzano, scoppiano, le mie orecchie, al tonante fracasso che da una roccia all'altra rimbalza e varca i promontorî!
Le rocce sono colpite da uno stupore solare…
Cielo! Cielo!… la spiaggia tutta riluce d'ebano e di fuliggine azzurra… Io lo sento venire, a galoppo, instancabile, il Dio dall'elmo di fuoco! Ed il fracasso de' suoi grandi passi pesanti si ripercuote sull'incudine incollerita dei mari!… Fumiga il mare come un'incudine irta di faville… E sembra che il Dio s'avanzi da tutte le parti, da ogni punto dell'orizzonte… e il rimbombare dei suoi grandi passi pesanti ammucchia suoni su suoni, di spiaggia in spiaggia!
Echi ribelli, calati dalle montagne lontane e vinti dalla stanchezza, elastici Echi in agguato, puntate l'orecchie, grandi Echi di bronzo, inarcano il loro dorso di vecchi gatti metallici dal ventre vuoto che fa le fusa!…
È troppo tardi! Il Dio sta per raggiungerci! I suoi garretti tesi, serrati entro maglie di barbaro oro, vibrano e risplendono… I suoi grevi passi risuonano sulla riva d'argento, e il suo torso colossale, muscoloso di raggi, ingombra il profondo azzurro fino allo Zenit!… È troppo tardi!… Tutto è perduto! Il Dio ci raggiunge… Per noi, non altro scampo che il mar che ci guarda, pupilla immensa, tutta cigliata di fiamme! Egli viene, ebbro di corsa, agile e nudo, tese le braccia, a te, per abbracciarti! Già la tua carne ha fremuto di gioia, avviluppata dal suo rosso alitare, che tutto sràdica, forsennato come una valanga o come la lava di un vulcano!… Dèstati, Giulia!…
Ahimè! s'è addormentata, la mia amante, indifferente e lontana, e pur vicina a me… Ma ella non sa d'esser crudele: ha sonno, semplicemente, vuol soltanto dormire, distesa sulla sabbia, senza sentire il mio contatto!
No! No! Capisco… Il nostro amore è finito… Giulia mia mi respinge, mi rifiuta le labbra, per offrirle al suo Dio!… . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dov'è? Non vedo. La spiaggia s'intenebra entro le mie pupille… Eccolo! Eccolo!… Il Dio si china; il suo dorso s'infiora di labbra scarlatte… il suo dorso ignudo è corazzato di ardenti smeraldi e di pupille verdi, liquefatte da un sole di disperazione!…