Laggiù, bianche muraglie acciecate dalla luce, muraglie imbottite di fiamma e tutte avvolte nelle rigide pieghe d'una calce viva, s'avanzano verso il mare inciampando ad ogni passo, annaspando come mendìche dagli occhi bendati di candide tele.
Come cieche galoppano in fila, le muraglie dagli occhi bendati di candide tele e di calce viva… giù, giù, verso il mare, sotto l'esplosione fatale dei meriggi!…
E il mare infocato non è più che la polvere di brace e d'oro, che i passi pesanti del Dio sollevarono…
Ah! egli si china, si stende sul tuo corpo, t'abbraccia, e le sue bronzee ginocchia scavan la sabbia per insinuarsi fra le tue cosce!…
È coricata, a me in braccio, rivolta al cielo la faccia… Maledizione! Sono diventato il letto vivente e disperato dei loro amori! Il mio petto singhiozza sotto il feroce allacciamento dei corpi loro in una intensa luce… Eppure, una strana notte profonda con mille e mille ventose assorbe l'Anima mia ed il suo Sonno, e l'eterno silenzio della spiaggia soleggiata, nel pieno Meriggio!…
10.
I LAGHI D'ORO.
Stanco io sono di schiudere la mia tomba a spallate, per vedere, fra le ghignanti mascelle delle pietre il bell'Aprile panciuto, orgoglioso della sua giacca nuova domenicale, color lattuga e tutta oliata di luce!
Come un beone, sotto i pergolati dell'osterie campestri, l'Aprile in baldoria si sganascia in un ridere grasso così che il Sole gli saltella sul ventre, gran ciondolaccio d'oro.
Stanco io sono d'inarcare il mio corpo sotto il peso della morte!…