Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, dove ardono e si consumano d'amore le Notti d'estate, crepitanti di Stelle… le belle Notti, spossate da onanismi implacabili, in cui le Stelle s'affaccian nostalgiche agli orli delle nubi… le lente Notti divorate dall'insonnia delle Stelle… le Notti impazienti, corrose da oscuri rimorsi, le Notti in cui palpitano le costellazioni, veementi e calde sulle nostre guance come arterie che pulsino frequenti… tutte, tutte le Notti velenose che uccisero i poeti!…

Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, ove ristagnano i bei laghi fosfòrei delle mie lussurie ideali… i laghi d'oro, villosi e infeltrati di vampiri che la dissoluzione soffiano e il Nulla!

O bei laghi dalle rive che s'arrotondano come cosce, e ove affondano i passi, perdutamente, con delizia, nella sabbia che schiude le labbra per berli!

Su me ricada il coperchio della mia tomba, e mi fracassi il cranio, in cui vaporano i laghi delle lussurie mie!… O laghi d'oro affranti di languore e di frescura lunare, verso di voi, verso di voi, instancabile io striscio!.. Quando potrò riposar finalmente la mia torrida fronte su l'origliere assopente delle vostre gelide sabbie?…

Oh! mai!… mai toccherò le vostre sponde, laghi tanto vicini e pur tanto lontani! laghi a cui non s'approda! laghi abbaglianti nella calura del mio desiderio! laghi subitamente forcuti di ali membranose!… Mille vampiri che intrecciano l'ali spalancate hanno ostruite, imbottite le vostre rive morbide d'oro, che bruciano nell'intenebrarsi dei crepuscoli! A colpi di stelle brandite, a colpi di stelle affilate, sorgendo di sopra i monti, dovrai trafigger gli osceni vampiri della mia carne, o Notte complice! o Notte liberatrice!

Un giorno, io vidi sulle vostre rive, bei Laghi d'oro, sbocciare la pallida e flessuosa amante che attendo, la donna subitamente fiorita e subitamente morta! Vidi la sua nudità saporosa dileguare per sempre sulle vostre rive, dolcissimamente in una vasta sera d'estate, come uno sguardo svanisce sotto palpebre d'ombra!

Si frantumi il mio cranio con la sua fioritura d'insaziabili brame, coi suoi orizzonti cangianti da cui le foreste ventilate mi chiamano con tutti i loro fogliami non men persuasivi che gesti di donne stanche e desideranti!…

Si frantumi il mio cranio, con tutti i pennacchi delle sue lontane foreste, che sotto la luna han luccicori vanenti, e gorghi violetti, e sparse volute d'incenso, e fruscii più soavi del fruscio inebbriante di una gonna adorata che la mia mano tremando alzi come in sogno per la prima volta!…

11.

IL CAVALIERE NERO.