L'onde pesantemente sembravano travolgere mille naufragi frantumati, in alto mare… Fuori dalle tenaglie dei moli, oltre le mandre delle nubi dai velli motosi che la bufera assale con pungoli feroci, ecco gli ultimi gesti spaventati della luce!

Poichè un sublime annegato (incandescente sole o moribondo pianeta) affondava all'orizzonte, dopo aver lungamente battuta l'aria con le sue grandi braccia di fuoco, nell'amarezza atroce di quella sera maledetta… Soffiò subitamente la tempesta nelle sue trombe sonore; scoppiarono gli echi dovunque spaccati da note di piombo, ed i vetri giallastri si striarono, s'empirono d'un tintinnìo di acidi lampi!

Son vani i vostri colpi di maglio formidabili, neri giganti intraveduti fra la bruma, neri demoni che spezzate, infaticabili, coltellacci di ferro ed antiche alabarde, in alto mare, sui dorsi fuggenti d'illusorie balene dal pelame di fosforo!…

Sotto i nostri piedi, in ogni senso, la baracca ballò la sua giga sfrenata sulle nere palafitte, come su trampoli…

O instancabile mare, che vai gonfiando e rigonfiando il tuo ventre azzurro, di sabbie nutrito e di rocce frantumate… tu che arroti i capezzoli irritati delle tue poppe esauste di sirena, qui sotto il malfermo impiantito, urla, urla dunque il tuo enigma!… Dimmi qual'è la tortura e qual sarà il frutto del tuo funebre parto?…

E rantolò l'impiantito, movendosi tastoni, di qua, di là verso un appoggio, come un ubbriaco ferito a morte… Penosamente l'impiantito gonfiò il suo petto in singhiozzi, come scosso dagli urti d'una tosse di gigante!… John e Fritz, marinai dai gabbani di cuoio eran con me seduti a una tavola, legati i polsi e i piedi, intorno a una gialla lanterna e udivo la lor voce densa gorgogliare preghiere, come un'acqua nera…

Tu ti placavi a quando a quando, gran Mare insidioso, e nelle pause del silenzio sovrano noi guardavamo, pietrificati, la stella gialla della lanterna, che con alta e monotona voce parlava, allungando verso di noi la sua lingua fumosa di fetido olio friggente. E ci guardava intanto, la lanterna, come un gufo, strizzando il suo occhio di tenebroso augurio…

Fritz borbottò:—Sant'Anna! pregate, pregate per noi!… Chi potrebbe salvarci da questo vento satanico?… Guardate! gridò; non vedete passare là nel nero la scopa delle streghe, dalla saggina di fosforo?—

Allora l'impiantito, sotto i nostri piedi si torse sfuggendo. La bettola parve crollare nelle attiranti ventose dell'abisso, e la porta scoppiò, fracassati i battenti!…

Disse John:—È il libeccio che màstica duro!…— Fritz gridò:—Fermi tutti! son essi che ritornano!…— La porta spalancata miagolava come la bocca affamata d'un gattaccio infernale dalle vaste pupille fosforee, soffiando il rauco suo odio e la sua bava fischiante, tutti a nudo gli artigli, aguzzati sulla madreperla delle lune abolite!…