—Issa-ooh! Issa-ooh!…—Aggrappandosi, con un febbrile ansare, alle corde, tre marinai entrarono!… Strisciavano sul pavimento, piatti, grondanti d'acqua come pesci… —Issa-oooh! Issa-oooh!…—Trascinavano grevi tronconi d'albero e lembi di vele ritorti come serpenti!… Con voce rauca gridarono:—Le barche sono infrante!… Siam soli!… Tutti gli altri son morti!…—

Allora un acuto clamore dominò sul terribile frastuono delle acque… Un ciclone avea dunque lanciato, dall'alto d'un promontorio, fra le mascelle scellerate del mare, immense mandre di iene che s'azzannavano rabbiosamente a vicenda?… . . . . . . . . . . . . . . . . . Era invece—oh! terrore!— il grido d'acciaio verdastro, che lanciano al cielo i naufraghi sublimi caduti giù dalla prua di diamante delle galere ideali!… Era la vostra voce esasperata d'amore, o naufraghi sublimi che navigaste un giorno sugli abbaglianti gorghi delle Vie lattee, da un firmamento all'altro, verso lo Zenit!…

E la porta scoppiata, vociferante e rossa fumava come la bocca d'un Drago!… Ad un tratto sussulta l'impiantito!… Un sobbalzo e noi strisciamo, tastoni, verso il mare! I nostri corpi?… convulsi dall'orrore e reclini sull'abisso, tutti grondanti di lave turchine e violette!… I nostri volti?… illuminati dai lampi, che alacremente trinciavano l'infinito con le lor lame verdastre!… I nostri occhi?… Come schizzati fuori dall'orbite!…

Il mare, il ribollente mare fingeva il tumulto finale d'un banchetto di giganti, con un cozzar di fragorosi metalli fra immense tovaglie arrossate di sangue, di vini scarlatti, e issate, da enormi guerrieri, su punte di lance in un delirio d'ebbrezza e di canti!

—Urrà! Urrà!… cantavano in cadenza i guerrieri… Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio!… Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!… Gloria ai suoi denti d'ebano!… Gloria ai suoi diti di ghiaccio, che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!… Urrà! Urrà!… la Morte è una gioconda amante!…—

Ecco: subitamente, i più forti han forate le sontuose tovaglie della burrasca, con la punta accesa dei loro elmi possenti… Ballano essi al fragore dell'armature fracassate, fra il tintinnare assordante delle stoviglie impure. Ballano quei guerrieri dal volto imbrattato, con una mano alto levando la lancia e coll'altra una coppa d'oro massiccio, che il Fulmine riempie di stelle e di fosforee pallottole, furtivo coppiere dai gesti rapidi e variegati come lucertole!… Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!

Bellissimi guerrieri seminudi col torso abbrustolito dal lingueggiar delle fiamme scavalcavano i tripodi e veloci correvano da una tavola all'altra, dappertutto attizzando la crepitante fiammata di gioia!… Frattanto Re di colossale statura barcollavano, immersi fino ai fianchi nell'immane frastuono, e cadevano vinti dal peso oscillante delle loro corone, tra il mareggiare dei purpurei manti!… Alfine, alfine, nell'andirivieni brumoso dei convitati in baldoria, io ravvisai sotto il loro diadema dei potenti, degli amici, dei fratelli, cercatori d'Impossibile, affamati d'Ideale, degli Eroi, dei Poeti!…

Ritti, levando altissime le loro coppe incrostate di stelle, cantarono, questi Dei, come gonghi colpiti forte dal tuono:

—Urrà! Urrà! Tutto vincemmo noi, tutto gustammo, tutto distruggemmo, e or beviamo a lunghi sorsi la bevanda della Morte, la chiara bevanda siderale che all'infinito lustreggia…

«Ecco la porpora, le corone e le donne che conquistammo!… Son nostre, le città orïentali dai minareti ritti in sentinella su mille porte d'oro dai battenti di bronzo che, girando sui cardini, cantano come lire! Eccoci finalmente padroni del nostro gran sogno ideale!…