«Urrà! Urrà! Gloria alla Morte che mai non trapassa, dolce amante dal corpo d'anguilla sotto una faccia incandescente d'acciaio! Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!… Gloria ai suoi denti d'ebano! Gloria ai suoi diti di ghiaccio che addormentan con una carezza i nostri vecchi desideri cocenti!… Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!…—
Allora, sotto il nero soffitto della bettola, i marinai coperti di catrame, a me accanto proni, aggrappati alle tavole, protesero verso l'abisso le loro facce pietrificate, le loro facce turchine come la fiamma dell'alcool, lugubremente cantando in cadenza: —Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
13.
INVOCAZIONE AL MARE VENDICATORE PERCHÈ MI LIBERI DALL'INFAME REALTÀ.
1.
Contro la Terra.
La Terra, le sue simmetrie, le sue curve geometriche e la sua pigra andatura d'asino che, bendati gli occhi, fa girare la fulgida ruota solare, attingendo da sempre nelle profondità dello spazio una luce avvelenata… La Terra!… La Terra?… Oh! la nausea di vivere sulle sue spalle, simili noi alle scimmie fronzolute che si vedono alle fiere!…
Io t'amo, o Mare liberatore, d'un grande amore insaziato… t'amo, solo sentiero che mi conduca all'infinito! Han tali balzi le tue onde verso le nubi viaggianti, ed una linea sì tenue divide dall'Azzurro il tuo azzurro, che è una delizia infinita partire fra le tue braccia senza pilota, senza vela e senz'alberi, sia pure a nuoto… sia!… purchè si parta verso l'arco profondo e affascinante dell'orizzonte che sussulta lontano!…
È tanto facile andare verso l'Al di là, per le tue vie di morbida seta ove s'affonda!…
Ecco già tutte le scintillanti navi del Sogno allineate al largo!… Ecco gli alberi loro, branditi come le lance di un accampamento barbarico! Ecco le loro vele imbrattate di sangue e di vini scarlatti come le tovaglie di un'orgia!…