Dicon che tu divori a poco a poco la Terra! Letizia e gioia profonda!… Oh! chi potrà negare che già tu abbia inghiottito prima del nostro più mondi, per saziare il tuo odio?… Io lo giuro per la tua fame eterna e per la mia! Credo ne' tuoi silenzi massicci di vecchio colosso ubbriaco, crollato giù dagli altipiani, sotto le scimitarre snudate dei Soli meridiani!… Che aspetti, o Mare?… Affrèttati! Affrèttati a divorare la Terra!
Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo! Poichè non v'è splendore che in questo verbo terribile e fracassante come un martello ciclopico, distruggiamo, distruggiamo! distruggiamo!
2.
Contro le Città.
Olà! venite a me, vecchi mendichi affranti, e furfanti e banditi, scacciati come cani rognosi fuor delle chiese del mondo dall'ira dei sagrestani! Eterni vagabondi dai piedi sanguinanti, vecchi cenci feroci, limati dalle lame dei venti, venite a me che vi chiamo, ritto in cima alla punta estrema di un promontorio con le mani a portavoce sulla bocca… Venite!
Ohè! m'udite?… Ed io vi vedo uscire a passi lenti dai vostri informi tugurî, che giacciono schiacciati sulle rocce. come colossali escrementi di pachidermi aboliti! Verso quali patiboli trascinate voi dunque i vostri passi sì stanchi?…
Raddrizzatevi! Su!…. Alzate al cielo la faccia!
Accorrete! Accorrete ad ammirare
il Mare liberatore!
il Mare, dall'unghie d'acciaio che ora si sdraia
nella tana, là giù, di quel suo nero golfo…
il Mare, dagli sbadigli di lampi multicolori
che col suo soffio sparpaglia vele e nuvole d'oro…
il Mare, con la sua muscolatura
possente e vibrante di tigre in amore…
il Mare, dal pelame picchiettato di stelle…
il Mare vendicatore che ci libererà!
Venite a me, sfidando la marea e le sue onde lanciate come lacci rapaci sui pescatori che spiano pazienti, armati di lenza, il pesciolino di una benefica legge! Il Mar s'impenna?… Avanti! Nessun timore v'arresti! Son gli scherzi consueti d'una tigre che vuol divertire i suoi piccoli prima che mettan gli artigli!… D'altronde, poichè qualche mano dovrà insanguinarvi la faccia, Vagabondi e Banditi, vi convien preferire agli schiaffi metodici dei Re lo schiaffo rovesciante del Mare! Meglio assai che gli sputi dei potenti un pesante sputacchio di schiuma marina che abbia l'odore, o Pezzenti, degli scogli dentati e della libertà! Ma affrettatevi, dunque!… Furon bruciati i troni! Non vi son più gradini!… Irrigidite le vostre grevi ginocchia spossate!
Bei cani ammaestrati, vecchi servi…
fate, suvvia, un inchino
davanti ai vostri padroni per l'ultima volta!
Piegate la schiena… Più giù! Più giù ancora,
per evitare il randello!
Ma non dimenticate, o Pezzenti, d'incidere
sulle lor pance illustri il vostro oscuro nome
con un pugnale fino,
come fanno i turisti sui monumenti!…
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Non siete armati?… E i coltelli… e i lampioni
a che cosa vi servono? E i miei saggi consigli,
ve li scordaste, o Pezzenti?…
@250
Ah! troppo lungamente ansimaste, rabbiosi,
chiedendo l'elemosina con monotona voce,
e dondolandovi impazientemente
sulle vostre grucce polverose,
che pur risonavano come pesanti calci di fucile
sulle soglie dei castelli!…
Mendicanti sornioni e falsi storpi, disimpacciate le vostre gambe dalle bende menzognere!… Con le fasce, con le filacce delle vostre piaghe, voi potrete legare, imbavagliare i padroni che odiate!… Le vostre grucce?… Branditele come flagelli! E picchiate, e picchiate sui musi sgretolati, sulle barbe fluviali e i rigidi capelli dei grandi Re auriferi del Mondo!…