Eh! via!… Noi vogliamo puzzare per appestare il chiaro di luna vile, soave e tutto intriso di ricordi piangenti!… Per questo ergiamo il cespuglio colossale dei nostri atroci odori, alimentati senza fine dalla macerazione e dalla dissoluzione irritata delle materie organiche, immerse in vasti bagni d'acido solforico.

__Le concerie.__

Noi vogliamo puzzare per offendere le nari sensibili delle nuvole!… O sublime fetore della vita, o divina sporcizia della lotta!… Tutto ciò che ha profumo muore!…

Il mio monoplano attraversa gli odori ruggenti delle officine arcigne, che minacciano con tutti i loro pugni astiosi la tenerezza gracile e ipocrita della luna….

Milano è sotto i miei piedi….

Le alte mura romane dell'Arena più cupe e notturne che mai, simili alle banchine possenti d'un gran porto atlantico, stanno certo per cedere al battito formidabile di quest'oceano umano! La folla rotola monotona, oscuramente, le sue masse pullulanti e le sue voluminose colate! Trecentomila operai, fiume immenso di cappelli di paglia dai fulgori metallici sotto gl'inaffiatoi abbondanti e troppo azzurri delle lampade elettriche!…

Guardate: per quella porta che non può più resistere la folla s'ingolfa mareggiante e vorticosa, spremendosi con tanta violenza che ne sprizzano in alto innumeri biciclette. Ognuna solleva la sua al disopra del capo, rovesciata, a ruote all'aria! Sono le ruote simboliche della velocità ideale portate in processione lentissimamente.

Non v'è modo di correre, entrando, per quanto affascini e attiri il fragore del mare umano che s'allarga gaudioso nell'immensa arena. La crepitazione delle lampade elettriche che s'accaniscono a imbellettare le muraglie di indaco e di gesso abbagliante esaspera la folla ribollente.

Ritto sul tetto d'un tramvai, un oratore scoppia torrenzialmente come la bocca vomitante d'un ubbriaco, come la voce stessa delle lampade elettriche…. Io lo sorpasso e mi libro sugli studenti, marea variopinta di cappelli, che par carica di frutta e di fogliami….

Vedo sopra di me, affacciate intorno allo Zenit, tre grandi nubi incartapecorite e brizzolate, un po' scapigliate dall'alito, della luna piena che sale…. Finalmente s'affaccia, la luna, al frontone del pulvinare, subito divulgando con la sua grazia persuasiva le sue dolci verità disilluse sulla folla impeciata di notte astiosa.