Discendere in quel recinto?… Tu scherzi, amica mia!… Le tue messi, i tuoi pascoli, il tuo giardinetto gentile, con le sue aiuole ingenue, attente, immateriali, e coi suoi bianchi sentieri obbedienti, e con le sue piante parlanti, dalle foglie aggraziate riccamente ornate di perle!… Eh! via!… Un trampoliere gigantesco quale io sono con ali tanto possenti devasterebbe, scendendovi, un simile paradiso!…

No, no, piccola amica! Io non posso
farti una visita, stanotte….
Perdona, dunque la scortesia involontaria.
Addio, piccola amica!… Devo portare altrove
questo grosso papa in catene!
Tu mi segui cogli occhi, tenendo pei fianchi
la tua cuginetta che ride, ed io odo
il tuo pensiero:
«Oh incorreggibile monello!
Non potrai mai calmarti, mio grande ragazzo?…
Quale nuova pazzia vai macchinando?
Che cosa porti appeso al tuo monoplano?…
E' un fardello pesante, ma sembra vivo….
Vieni qui…. scendi nel prato…. Lo vuoi?…»
Ma io non ti rispondo e salgo nell'effusione
dello scetticismo azzurro… D'altronde,
nulla potrebbe colmare il mio cuore
spalancato sotto la luna!

Vedo la tua figurina elegante
strettamente avvolta nella viva tenerezza
della veste bianca! La tua snella figurina
trascolora piamente
nella castità del paesaggio….
La tua casetta d'un grigio di cenere,
si disgrega e sviene lentamente….
E la cesta fiorita del tuo balcone se ne stacca,
per salire lenta ed offrirti
perdutamente alla luna!…
Voleremo insieme nei dominî del vento,
o casetta dell'amica, o casetta di Nazareth,
sulle vostre slitte di nubi perlacee
trainate dal volo melodioso degli Angeli.
Tutto è bianco, tutto è bianco, tutto è bianco,
se m'allontano stanco dalla lussuria
e dal sangue!
Piume di tenerezza…. Cadenze vellutate….
Il mio monoplano sì confonde
nel coro dei serafini….

Troverò la mia mamma sul margine di quella stella, e le parlerò così vicino al suo viso che le sue lagrime coleranno sulle mie guancie…. In ginocchio, in ginocchio le chiederò se i suoi occhi che adoro videro il Paradiso!

Oh! tormento sinistro!… Quando, quando potrò annientare tutto il veleno di Cristo, nelle mie vene antiche?

Mamma! Mamma!
O tu che non sei morta e che porto in me!
O lontano paradiso, irrigato di lagrime….
o risacca gemente di rimpianti eterni….
triste oceano di pianto, dalle scogliere di bronzo….
Nilo di tenerezza dal vasto sorriso soleggiato!
Mamma! Mamma! Dimmi tu se ho torto
di sollevare il mio cuore
ben alto, al disopra dei profumi opprimenti
della carne, al disopra dei ghiacciai
della tristezza superba,
nei venti! nei venti! fra le tonanti
mascelle della folgore!

Oh! dimmi tu se ho torto di colorire d'aurora e di sublime, e d'ideale, e di divino, il sangue impetuoso che mi mettesti nelle vene! Dimmi tu se ho torto di coprire di lava l'orgoglio fisiologico che ti rendeva altera del corpicino già muscoloso che cullasti!…

Lancio così la voce del mio dolore notturno, nel cielo aperto, al largo di questo mare di latte, come una rete immensa, munita d'ami che tremano…. Ma voi non volete lasciarvi prendere, stelle dell'assoluto, squamate o guizzanti!…

9.

L'ESECRABILE SONNO.