E quella stella sola, laggiù—la vedete?— più bianca, dalle braccia più lunghe, è tutta affaccendata a sgombrare la soglia dell'orizzonte…. Poi se ne viene a picchiare con le sue lunghe dita indiamantate e sonore su ogni finestra chiusa, per avvertire, per avvertire che arriva la luce e che le si devono innalzare degli archi di trionfo! Guai all'uomo che non balzò sussultando fuori dal suo letto, allorquando passò, cantando, la stella del mattino! Lo giuro in suo nome!… Se l'umanità s'addormentasse, tutta, improvvisamente, una notte, coi suoi nottambuli, i suoi automobili, le sue guardie, i suoi cani, le sue rondini e i suoi passeri, i suoi ruscelli, i suoi fiumi, le sue puttane e le sue stelle, morrebbe infallibilmente alle quattro della mattina!…

Quando non posso volar via
col mio monoplano, io percorro la città,
a notte alta,
con orde pazze di studenti,
rompendo tutti i vetri dei pianterreni,
lanciando nelle finestre aperte
grosse pietre che s'odono
poi ruzzolare fragorosamente nell'interno!
Nulla è più divertente! Ecco, noi prepariamo
con cura minuziosa il blocco e l'assedio metodico
d'una casa addormentata….
Ognuno di noi reca fra le mani grossi sassi
come se fossero astri carbonizzati….
Poi, ad un tratto, tutti i vetri della casa
emettono grida umane
e lunghi singhiozzi di terrore….

Talvolta, si svolgono trattative d'armistizio…. «Portinaio, che ne diresti se fracassassi i tuoi vetri?» «Oh! no!… Per pietà! Non lo fate!…» supplica una voce. «Ebbene, prendi! Ecco il nostro sasso sublime, nel tuo vetro infranto, per insegnarti a non imputridire senza fine, nel tuo letto nero! Tu mi dirai che lavori dalla mattina alla sera. Noi facciamo altrettanto…. Che vuol dire?» Questo non c'impedisce di correre nella notte come un incubo enorme, per le piazze, vasi sanguigni, e per le vie, circonvoluzioni della città, grande cranio assopito! Bisogna pure che qualcuno si dia la briga di rinnovare così lo stupore nel cervello degli uomini!

Come te, noi abbiam lavorato tutto il giorno, ma ad onta della stanchezza che ci rompe le gambe, continuiamo a lavorare diversamente e ancor meglio! Poichè bisogna pure che qualcuno s'incarichi di dipingere le statue nelle piazze alberate, di sostituire all'insegna d'un dentista quella imponente d'un avvocato, o d'appendere alla porta d'un lupanare, che s'affatica ed ànsima, il cartello d'un teatro che annunzia: «Riposo»! Bisogna pure che qualcuno provveda a lanciar nei canali le persiane dei pianterreni, graziose zattere avventurose che vanno forse a ritrovare, lontano, lontano, nella campagna, le loro radici d'alberi segati e a rivedere i loro amici d'infanzia vegetale!

Si calano le brache allo spirito filosofico
per sculacciarlo come si deve!…
Che fa quella puttana, col suo sorriso
come una lenza,
sull'acqua torbida e pescosa del marciapiede?
Non si diverte affatto! Per divertirla,
l'afferriamo gentilmente pei fianchi
e ce la mettiamo sulle spalle!

Da una viuzza all'altra, dove si va? Aspettate! Alt! Silenzio!… Quella finestra aperta, a pianterreno, russa stranamente! Soffi di clarinetto, e a quando a quando sordi ribollimenti di caldaia…. Non è altro che la grossa marea notturna d'un seno di donna obesa…. Qui s'infradicia l'inondante borghesia clericale e sudante, dalla faccia di sego…. La chiamano Saggezza, nel rione…. A teatro, essa lascia grondare dal palco le sue due poppe ripugnanti, su cui son tatuati questi due sudici nomi: «Pudore! Morale!»

Ora capirete con quali attente precauzioni introduciamo la puttana guizzante per la finestra aperta…. Senza far rumore deponiamo cautamente il corpo bene aerato accanto al grosso corpo costipato…. Che cosa accadrà?… Chi ci pensa più?… Abbiamo altro da fare…. Per esempio?… Chi di noi ha del mastice?… Ecco una serratura inglese da ostruire…. Eccone un'altra!… E poi ci si nasconde, fondendoci nelle rughe della casa dirimpetto, ad aspettare il lento piede del borghese che rincasa dal teatro, senza affannare la sua paziente stupidità!… Ah! Ah!… Potrà divertirsi un pezzo a stappare la serratura con la sua chiave che non serve più! Mio Dio! Quante bestemmie e quante imprecazioni!… La neve intanto gli fiocca sulla schiena che tossisce malgrado la costosa pelliccia!…

Divertitevi, pance ben pensanti! Arrivederci fra poco… Una carrozza di piazza?… Utilizzabile anch'essa!… Si apre e si richiude lo sportello, si finge di salutare qualcuno che è dentro, e si grida al vetturino: «Alla stazione!» E' semplicissimo: Egli si rimette in cammino scarrozzando il vuoto! Un campanello?… «Levatrice»… «svegliatevi, signora!» Si suona ancora…. «Presto! Su! Alzatevi! Correte!… La terra ci partorisce! Siamo noi, i neonati! Milano sta per mettere al mondo un nuovo futurista!»

Ora gettiamo a terra quest'altra vetrina
piena di vasi e di cristalli….
Fragore di valanga, di terremoto!…
E' l'ora della ricreazione!
Passando via, si fracassano coi bastoni
le vetrate che pensano e guardano….
Poichè, insomma, rispondeteci,
chi vi ha dato
diritto di dormire?… La polizia, siamo noi!
Polizia del disordine e della libertà!
A grandi passi si va per le vie riconquistate,
alta la testa, come re, con la spavalderia
e la superbia dei capitani vittoriosi. E' naturale!
Lo vedete! La Città tutta intera
sta supina, atterrita davanti a noi!

Fanciullaggini, dite? E altri brontolano: «Vandalismi indecenti!…» Per conto mio, mi auguro di morire prima d'aver perduto le mie deliziose fanciullaggini e i miei cari vandalismi!… Io non sarò mai due vecchierelli tremanti, un vecchio cuore, un vecchio corpo incollati come due cani sotto le risate di quelle folli educande che sono le stelle!…