La battaglia mi suggerisce la visione d'una fonderia smisurata…. Quei villaggi fiammeggiano come alti forni! Quella cavalleria lanciata a corsa par che lavori come un'officina: le zampe hanno movimenti di ruote sotto gli ordini gridati, cinghie di trasmissione, fra tutti gli obici vomitati come volanti, dalla mischia fumante, grande caldaia!…
Nello stampo delle colline, i reggimenti arroventati si fondono e si sformano. Un battaglione si schiaccia come un pezzo di ghisa. Eccolo piatto sul suolo, e sussultante. Ad un tratto si spezza sotto i piloni invisibili degli shrapnels. Ed ecco la colata dei fuggiaschi fumanti, che si perdono là, nel ribollimento di quella cavalleria liquefatta!
E' dunque il sole, che esaspera la follia della battaglia? Poichè in quella fantastica fonderia di razze martellate, scoppia la ribellione! Tutte le macchine rivoltose sembran scagliarsi contro i macchinisti. Alcuni son presi fra i denti degl'ingranaggi di mitraglia, e sminuzzati, sparpagliati a ventaglio. I rimbalzi perduti dei martelli che sfuggono bastano a diroccare le case d'una città. Quel pesante cannone italiano, buon operaio, fabbro che sa il suo mestiere, con uno sbadiglio, o piuttosto soltanto con un buffetto, ha rovesciato già tre batterie nemiche, che gli parlavano altezzose, come padroni!…
Ad onta della valanga
e della cateratta di fuochi fitti,
l'esercito rosso s'avanza,
accanitamente
poichè vuole pel primo dar la scalata
al palcoscenico di questo teatro di monti!
Il suo fronte ha l'affannoso andirivieni
di centomila telai tutti in fiamme.
E' seta rossa che arde….
Braccia intrise di porpora e gesticolanti!
Gomitoli di soli turbinanti
entro spole agitate dalla morte!
Tragico groviglio di tutti i fili
delle vite tessute insieme!…
A colpi spessi, tre cannoni garibaldini sobbalzanti nella rossa pozzanghera agitata dei loro artiglieri sventrano l'anfiteatro dei monti, che lontano, là giù, crèpita, tuona come una cava rabbiosamente scavata in un torrido meriggio. Le volanti cartuccie del sole scoppiano da ogni parte. Esplosione d'un reggimento che cade a pezzi come un gran masso di marmo irritato di luci, congestionato di bianca follia!… Quelle truppe austriache ruzzolano giù pel declivio, come operai che corrano al riparo dopo aver posta la mina…. Ed ecco il vento che ci assale…. O maledetto vento austriaco, carico di polvere, sozzo di putredine e di salnitro! Vento abbaiante, ostile, credi tu forse di potere acciecare questi artiglieri amici del fuoco che senza fine lavorano, come macchinisti in fondo alle navi, per precisare la metodica spazzatura delle colline nemiche?…. Buffa pretesa, il volere arrestare il nostro grande esercito rosso! O fetido vento d'Austria che hai l'odore delle fabbriche di birra, ben vedi che più nulla resiste!… Tutti gli echi spaventati fracassati e pesti vanno a rintanarsi negli angoli delle montagne, coi denti alle ginocchia, come vili in un ultimo rifugio…. Credi forse d'atterrirmi, annunciandomi che dei rinforzi austriaci stanno per sopraggiungere? Lo prevedo, e per questo discendo a dominare la retroguardia italiana che potrebbe ad un tratto rallentare il suo slancio. O soldati d'Italia! non vi fermate sotto la pioggia dirotta e la grandine gemente dei proiettili!… Avanti dunque! Avanti, malgrado le volanti forbici della mitraglia e le tenaglie del sole, che alla nuca vi stringono!
Là, sulle alture austriache,
i volontari, rossi di camicia e di cuore,
non sono più che cenci insanguinati,
stracci vermigli e viventi brandelli
che soffocan la gola vorace dei cannoni!…
Turano febbrilmente le falle
della patria che potrebbe affondare
lottando contro le fughe ruggenti della morte….
Altri, forse stanchi, disperati
di non avere ancora saziate tante bocche
si scagliano come sublimi spine di pesce,
nell'avida gola dei pezzi che si strozzano!…
Quegli obici coscienti non sono rivomitati!…
Ma la lugubre fame delle batterie
s'accanisce di nuovo sulla rossa macelleria
dei Garibaldini,
buona carne delle battaglie,
pesto enorme di cadaveri eroici
nel quale s'impantanerà
la cavalleria austriaca….
Il mio volo planato mi trascina nel vallone insaziabile che già divorò la nostra rossa avanguardia. Tremila Garibaldini agonizzanti vi fanno risplendere, sempre più coi mantici dei loro polmoni, le leve del torace e i martelli del cuore il nome stridente e lacerante d'Italia, sempre più in alto, nel bel cielo della battaglia!…
__Il roseto garibaldino.__
Il cielo è divenuto la vivente fornace che formano, salendo, le fiamme dei loro occhi! Le mie ali s'abbandonano sulla marea dei loro rantoli…. Uno mi grida: «Abbiam dentro la gola una fucina ardente per far nuovi cannoni, e nei capaci serbatoi dei nostri polmoni abbiam di che gonfiare un dirigibile militare!»
O bel roseto garibaldino! Questa valanga di mitraglia e d'obici monotoni che instancabilmente ti graffia e ti gualcisce non potrà altro che ringiovanire le tue rose appassionate!… Ogni morente è un rosaio dai temerarî profumi, ogni morente sboccia per l'ultima volta nel suo letto spinoso d'angoscia e d'ironia…. Ogni morente scopre le sue piaghe brucianti sotto i lunghi getti parabolici di sangue che sprizzano dalle arterie recise…. Innumerevoli fontane dai getti intrecciati! Fontane imporporate da un tramonto dei tropici!…