Rimasi solo coll’amico capitano Franci di Pietralunga, incontrato la mattina e di cui constatavo una volta di più lo strano mutismo e l’ancor più strana melanconia. Lo strinsi di domande:

—Tu non sai, mi rispose dopo un po’ d’esitazione; la mia vita passata... Dolley è partita; sparita non si sa dove!... Qui a un chilometro da Vittorio c’è la nostra villa... Vi abbiamo vissuto tre anni, felici, felici d’amore, come in paradiso. La villa deve essere tutta devastata. Vorrei andare a vederla; ma non solo. Sono troppo triste. Vuoi accompagnarmi? In mezz’ora andiamo e torniamo.

La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime negli occhi di Franci e accettai.

C’informiamo. Siamo in libertà sino alle nove di sera. Via, a passo rapido, quasi di corsa.

—Questo sentiero è più breve, dice Franci. Quante volte l’ho percorso con lei... Ora è tutto allagato, ci infangheremo. Mi secca per te.

—Non importa, avanti, presto!... Dimmi, Franci, raccontami, quando ti lasciò?

—Dopo Caporetto è andata a Firenze. Mi ha scritto una lettera, l’ultima sua lettera, poi più nulla, nulla, nulla. Ho interrogato tutti i suoi parenti quando fui in licenza. Mi risposero vagamente che era partita per Londra. Ti ricordi l’ultima volta che sei venuto a trovarci? Avete parlato di Londra insieme tutto il tempo! Ecco la villa... Eccola!

Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle cannonate. Tra gli alberi, la facciata della villetta elegante appare quasi intatta, bianca, colle sue finestre aperte che bevono golosamente i raggi obliqui scarlatti del sole. Il muro del giardino è qua o là affumicato da cucine di soldati scomparse.

—Qui, mi hanno detto, sono stati accampati molto tempo i bosniaci.

I due battenti del cancello, scardinati, crollati l’uno sull’altro, pendono obliqui in fuori. Entriamo da una breccia del muro. Penombra verde, appestata da un odore acido e dolciastro di sterco, piscio di cavalli, legno bruciato. Franci mi prende la mano e me la stringe forte. Lo guardo: ha gli occhi gonfi di lagrime, ma si irrigidisce. Buchi di cannonate, gomitoli di sterpi, liane, rovi. Rotaie profonde di autocarri, matasse di reticolato e immondizie. La villa è realmente quasi intatta. Ha una ferita leggera di granata. Ne palpo le schegge cadute a terra. Il muro ha resistito. La porta è ingombra di rottami. Saltiamo dentro dalla finestra.