—Questa è la camera da letto, dice Franci, aggrappandosi a una poltrona.
Io avanzo nella penombra esplorando. Nel centro, quelle canaglie di bosniaci hanno fatto un fuoco con tutti i libri della libreria. Odore di cuoio cotto e di cavolo marcio: nauseante.
—Anche lì hanno acceso il fuoco, nel mezzo del tappeto persiano. Questa macchia sembra sangue, forse è vino. In cantina v’era molto champagne. L’impiantito è sfondato. Qui hanno vomitato sul letto! Porci! E’ un vero lago di fango, vino. Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno rispettato l’armonium!
Mentre io esploro così ad alta voce questo luogo divenuto infame, Franci ha trovato in un armadio una piccola lampada a petrolio.
—Bizzarrie dei saccheggi! Come diavolo non hanno scovato questa lampada! dice Franci e l’accende.
Io apro l’armonium e appoggio le mani sulla tastiera provando il pedale. L’accordo funebre, tremante, lento, sfinito sale inondando il silenzio d’una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fermo, poichè sento il mio amico singhiozzare dietro di me. Vado a sedermi vicino a lui e gli batto sulla spalla per confortarlo:
—Su coraggio, devi dimenticare, vieni via è meglio per te.
—Non posso dimenticarla, non posso. Vedi, malgrado il fetore, l’orrore di questa camera, io la sento qui, lì dietro. Dolley è nella villa! Verrà, verrà! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola con quelle piccole babbucce comprate insieme a Costantinopoli. Aveva una vestaglia di seta grigio-perla e le babbucce con tante perline... La sento. La vedo quasi. Se mi fermassi qui tutta la notte mi apparirebbe. Ne sono sicuro! Oh come piangerebbe a vedere tutti i suoi cari volumi bruciati! Lei così intelligente, fine! Ah! quei suoi profondi occhi! Talvolta... un po’ pazzi! Avevano d’un tratto dei riflessi duri. Un attimo. Ma l’azzurro si bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi amava, mi amava! Ha fatto mille pazzie per venirmi a trovare al fronte. Che lacerazione, i nostri distacchi! Ed ora finito, finito, per sempre finito! Dov’è dove è andata! Dove? Dove? Dove? Almeno sapere! Sapere qualche cosa. Chi ama? Con chi è?
La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva alzarsi. Bruscamente preso dall’irruenza dei singhiozzi si mise a graffiarsi le mani con ferocia. La fatica di questi giorni di battaglia e il dolore scoppiato frustavano i nervi di quel povero corpo dilaniato. Non badai alle sue mani che annaspavano nell’aria. Afferrarono il tavolino che reggeva la lampada. Questa crollò, divampando. Il fuoco scivola col petrolio incendiando un ammasso di stracci. Il fuoco corre, si arrampica crepitando. Franci resta immobile, seduto. Io rimango pure immobile, seduto. Quando fu certo che il fuoco non si sarebbe più spento Franci mi disse:
—Ora andiamo!