Gli strinsi la mano e lo seguii dicendo:
—Sono d’accordo coi bosniaci e con te.
Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo un ufficiale a cavallo sul sentiero buio.
—Lo conosci? mi dice Franci.
—No. Ad ogni modo ci ha visti uscire dalla villa. Questo è seccante.
Noi fermi sull’attenti. E’ un generale. Dall’alto del suo cavallo ci interroga con furia brutale:
—Cosa facevano là dentro? Perchè si sono allontanati dai loro reparti? Non è il momento di curiosare nelle ville! Ignorano certamente il loro dovere di ufficiali! Se tutti gli ufficiali fanno come loro si perdono le battaglie! Vadano! Vadano! Vadano per Dio! Vadano presto ai loro accampamenti!
E il generale si allontanò dopo questa valanga di parole che non mi aveva concesso la minima risposta. Io rido fragorosamente. Franci irritato si meraviglia della serenità colla quale ho ascoltato quell’alto berretto insolente e maleducato.
—Evidentemente, caro Franci, tu ignori la meravigliosa teoria del giaguaro inventata da me. Tutti l’applicano efficacemente. La mia teoria del giaguaro è ormai popolare. Ti potrà essere utile. Te la spiego in due parole. Ogni volta che ti capita addosso uno di codesti burbanzosi superiori nevrastenici e rabbiosi, guardati bene dall’ascoltare le insolenze, minacce e bestiali interrogazioni sue. Fermo sull’attenti, osserva scientificamente il suo grugno inferocito e cerca di catalogare la belva fra le belve più pericolose di un serraglio. Silenziosamente o rivolgi a te stesso un discorso di questo genere: Bene! bene! Una vera fortuna, potere ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro del Bengala! Ah! non sapevo, questo giaguaro divora dunque diciotto ufficiali al giorno e sessantacinque soldati. Si nutre così in tempo di guerra. Dorme poco. Tre ore gli bastano per digerire tanta carne umana. In tempo di pace, mangia a colazione i suoi tre figli, sua zia, e anche sua moglie. Ma questa è assolutamente indigesta! Non la mastica mai abbastanza, cosicchè le ossa non assimilate della moglie gli schizzano fuori dalla fronte. Vedo, vedo, ciò gli serve d’altronde a tener su il berretto. Caro Franci, se applicherai sistematicamente la mia teoria del giaguaro, non ti farai mai del cattivo sangue.
Alle nove di sera si parte da Vittorio Veneto. Il comando non ha preveduto l’allagamento di una strada di campagna e c’incolonniamo, cavalleria e blindate, in un vero pantano. Nel buio ad un bivio, mi sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata riconosco Franci a cavallo in testa al suo squadrone. Alto, elegante, muscoloso. Indovino più che vedo nel buio la sua faccia volta in alto che forse cerca fra le stelle quelle perdute per sempre.