Vivaaaaaa! Italiaaaaa!

—Attento, Menghini, sorveglia la strada, non arrotare i bambini, per carità!

Ad ogni angolo di villaggio una folla colorata rorida di allegria solare. Braccia nude al cielo, fazzoletti al vento della corsa e fiori che sfiorano la blindata. Polcenigo, Castello d’Aviano e Villetta sono preziose miniature di villaggi disposti sopra una serie di colline verdi, basse, flessuose. La strada che li attraversa tutti va su e giù con grazia disinvolta, curve molli persuasive seguendo le ondulazioni musicali del paesaggio. La strada bianca ondeggia e freme come un immenso albero caduto sotto il peso dei suoi villaggi appollaiati a destra e a sinistra sui rami.

Vivaaa! Italiaaaaaa!

Siamo i primi italiani che liberano Villetta. La sorpresa è grande. La notizia rimbalza di casolare in casolare lontano lontano chilometri e chilometri collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo sole. Corrono a perdifiato contadini e contadine. Mille grida tra i fienili e abbaiare di cani furenti come per una caccia. Corrono le vecchie. Quel mendicante con stampelle sembra un pellicano veloce. Pietà, pietà per quella vecchia trascinata a forza come un sacco dalla figlia scarmigliata che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro! Sono gli italiani! E giù per le scale. Ruzzoloni e ressa sulla soglia.

Vivaaa! Italiaaa! Benedeeeetti!

Dobbiamo rallentare. Tutta la popolazione è addosso. Passione passione che ci soffia sul viso come un forno acceso. Siepe di contadine, intrico di braccia alzate, mani striscianti sulla blindata e unghie che la graffiano con delirio affettuoso.

Bevo questo entusiasmo tragico e selvaggio. Cuore mio, fèrmati, se non sei un cuore di donna!

Io grido, forzando la voce per dominare il fragore:

—Grazie, grazie! Viva l’Italia! Abbiamo fretta, lasciateci passare!