Mi volto di scatto e con un gesto rude impongo alla folla delle donne di fermarsi. Riesco a contenerle sulla soglia ed entro col tenente Cenami chiudendo dietro di me la porta.
Al primo piano in un cucinone pulito troviamo una slava piangente impaurita che si precipita ai miei piedi. La rialzo e battendole sulla spalla dolcemente la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo, piccoli occhi celesti e capelli biondo sporco, tirati sulla nuca. E’ di Lubiana. Ha una camicetta di velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e gonna verde. Mi racconta in cattivo italiano che è stata dimenticata ad Aviano dal fidanzato ufficiale austriaco.
Le domando che cosa succeda a Lubiana. Mi risponde che a Lubiana si odiano gli Ungheresi, ma non si amano neanche i Serbi.
Nel cucinone entra un’altra donna che spiava dalla camera vicina. Si precipita anch’essa a baciarmi le mani, in ginocchio. E’ una falsa magra, agile, audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi neri lucenti. Corpo senza pudore, sessualità insolente, il caratteristico marchio del bordello, malgrado l’accuratezza seria del vestito.
—Io sono friulana, signor tenente, sono italiana. Nel paese dicono che sono slava, non è vero. Mio nonno era di Aviano. Ho ospitato questa povera diavola, per carità.
—Non è vero, non è vero, urla la folla nella strada. Non ascolti, signor tenente. Sono puttane, tutte e due! Bisogna massacrarle, sventrarle!
—Non credo che tu sia friulana. Tu sei senza dubbio o ungherese o austriaca. Parli troppo male l’italiano. Ad ogni modo niente paura, noi non siamo dei barbari come i tuoi fratelli.
Esco sul balconcino e mi sporgo verso la folla che ormai è diventata enorme. Tutti urlano, gridano, agitano le braccia, tendono i pugni, si mordono le dita. Risento e rivedo nel cielo sfolgorante le tonde forme di nuvole d’oro massiccio irte di raggi della spaventosa Forza cosmica, la Vendetta.
—No! no! italiani, non gridate morte! La morte ha già lavorato abbastanza! Gridate Vittoria! Non è degno di un popolo civile come il nostro, il massacrare delle donne!
—Non sono donne; puttane, puttane, puttane! A morte! Morte! urla la folla.—Sono venute con gli austriaci a rubare tutto nelle case nostre. Facevano la spia! Spie! Ci hanno sputato sul viso, hanno sputato sul nome d’Italia!