Noi passeremo lo stesso, lo sento. Il Conte di Torino non ha la mia sensibilità divinatrice. Questa guerra cominciata col lento rosicchiare d’un terreno conquistato a palmo a palmo tenendo ogni metro con la lunghezza di un cadavere, deve finire per un prevedibile capriccio delle Forze in una velocità aggressiva di 10 giorni. Le Forze della Fortuna amano sorprendere, rovesciare tutte le previsioni, distruggendo ogni logica. Bisogna come me dare una fede ottimistica illimitata e un credito assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad un tratto avere tutto l’infinito da respirare, per riempire tutto di prodigio.
Davanti a questo guado che non può fermarci sento la Fortuna in alto respirare, respirare a pieni polmoni. Vuole la Fortuna divertirsi con una generosità di doni sempre più stupefacente.
Se l’Italia si è insanguinata la bocca e i denti nell’addentare il Carso, dura pagnotta, ora riceverà nella bocca aperta tutti i pani enormi e bianchi e divini del suo sogno. Cuore mio, apriti, apriti per ricevere la smisurata gioia.
Lo potrai?
—Ci sono! ci sono! Trincerati sulla cresta! mi dice un tenente dei bersaglieri ciclisti che iniziano il passaggio del primo filone d’acqua.
Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto, sulla testa, la bicicletta. Alla nostra sinistra il ponte della ferrovia è spaccato in due pezzi crollati giù neri nel secondo filo d’acqua azzurro. Il primo guado è difficile. Ho l’acqua alla pancia mentre spingo il culo della mia blindata che si siede ogni tanto, ringhia con tutta la rabbia del motore, si disimpantana per sei metri, poi di nuovo si siede. Ma la liberiamo. Salto dentro e si corre per un chilometro serpeggiante di strada sabbiosa nel letto infinito del Cellina.
Ogni blindata coi suoi uomini che la reggono nello sforzo, coll’acqua ai ginocchi o alla pancia, col viso grondante sudore e i piedi gelati. A destra e a sinistra due lunghi cortei di bersaglieri ciclisti in fila indiana. Strani arabeschi molli formati di innumerevoli ruote e arruffii di penne di gallo sul letto ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due lunghi formicolii di bersaglieri evocano l’esercito di Napoleone sul letto gelato della Beresina nelle celebri stampe.
Top, top, top, top. Il crik! No! no! la binda! Presto un pezzo di legno. Ora colla corda, un nodo forte. Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro alla macchina. Forza alla corda! Tien fermo il legno sotto la binda! Imballa il motore, per Dio, imballa! Rrrr forza! Rrrrrrr Fooorza! Personalità del motore, umano, patriottico che vuole, vuole vincere la resistenza aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle rotaie di fango saponaceo. Il motore suda sbuffa. Fumo acre del suo sudore. Rrrrr Rrrrrrr.
Fra le gambe gelate il morbido serico sssss frusciare dell’acqua coi glugluglu got gatt glan.
—Un badile! No! no! la pala! Togli le pietre dal parafango sotto la ruota! Rrrrr! Accidenti non vuol venire! Su forza, un gran sforzo insieme!