Subitamente pam pam pam scoppia la fucileria sulla cresta a 300 metri. I primi bersaglieri sono già appiattati e sparano dietro le loro biciclette coricate mentre i due cortei d’altri elmetti piumati e biciclette continuano con calma a passare.

—Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mitragliarli. Niente paura. Tirano male, troppo alto!

Le trecce dell’acqua sembrano cavi metallici. Strappano le mie gambe gelate. Sento sulle ginocchia le zampine tremanti gelatissime della mia Zazà che ritta mi implora di prenderla in braccio. Me la metto come un pacco sotto il braccio sinistro meentre la mia blindata con un gran colpo di reni balza rrrrombando, rrrrombando fuori dall’acqua. Tutta fangosa; ma la cupola porta superbamente il fascione tricolore coi lunghi becchi irritati delle due mitragliatrici che si muovono a fiutare il nemico.

—Tutti in macchina presto! e pronti a sparare!

A 100 metri la mia prima mitragliatrice spara, screstando colle sue pallottole l’orlo della trincea in collina, tutta vampe, scoppi e pennacchietti di polvere e fumo. A destra al di là degli Austriaci un grande aaaaa! Sono i bersaglieri che li prendono alle spalle. Mi volto di scatto e fermo Locatelli che spara. Ta ta ta ta ta ta.—Feeerma!—Gli echi ampi e golosi del letto smisurato giocano a palla volubilmente col rumore della fucileria che ingoiano e sputano liquefacendo gli ultimi pim pam pam pac pam. Una colonna di prigionieri scende incontro a noi e ritraversa il fiume. La salutiamo in coro con un ilare: Austria caput, Austria caput! Poi ci slanciamo sulla strada. A una svolta da una parte e dall’altra della strada due grandi roghi di fieno incendiato con spirali altissime di scintille salgono su, su ad arrostire le nuvole rosse scorticate vive come agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni del zingaresco sole al tramonto.

—Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme!

XXI.
LAVAMI! LAVAMI, O AMORE!

Entriamo in Maniago sotto un arco di fiamme. Tutte le facce ne sono riverberate.

Vivaaaaa Italiaaaaaa!

A Maniago passeremo la notte.