Chiaccherio, saluti, abbracci, fiori. Tutte le famiglie vogliono ospitarci. Pranzeremo in casa del Sindaco. Poi finiremo la serata in un’altra famiglia piena di ragazze vispe e loquaci d’una giocondità affettuosa avviticchiante.

Si mangia bene, dal Sindaco. Patriota intelligente, forte, solenne, sessantenne. Faccia italiana con baffoni grigi, occhi neri. La sua bella figliola agile moretta occhi furbi vivacissimi collaborò col padre sindaco, per difendere il popolo, nutrirlo, incoraggiarlo. Dirigeva La casa, turlupinando i comandi austriaci. Dopo pranzo si gioca a tombola. La figlia si chiama Assunta Siega Riz. Mi racconta colla melodiosa verbosità friulana le mille astuzie e gli sforzi muscolari per sotterrare, nascondere in campagna e nelle grotte ogni cosa preziosa. Ha salvato quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare le porte delle cantine e delle stalle e a rientrarvi ogni tanto per nutrire alla meglio asini e buoi. Acrobatismi pericolosi, prima colle gambe nude fino alla pancia, poi le spalle e finalmente la testa.

Assunta Riz racconta:

—Malgrado le requisizioni feroci, io ero stranamente contenta, in questi ultimi giorni. Vedevo gli ufficiali austriaci salire sul campanile e restarvi delle lunghe ore a spiare l’orizzonte. Quando il generale Boroevic partì fui sicura della vittoria. Ma l’anno passato dopo Caporetto, che orrore! I germanici imposero a tutti i bambini dai 6 ai 10 anni di andare ogni giorno a fare la ginnastica in una palestra! Bella idea, una ginnastica obbligatoria per bambini affamati! Ma c’è di più. Tutte le donne furono costrette a cantare in una messa solenne in onore della imperatrice Zita! Volevano imporre ai preti di cantare una messa perchè Dio aveva liberato questa terra dagli italiani! I preti rifiutarono e furono tutti internati. Alcuni spogliati e denudati dovettero pulire le scarpe agli ufficiali! I bosniaci erano gli esecutori di queste canagliate. Poi vennero gli austriaci. Banda di ladri e di speculatori militarizzati. E che ubriaconi, tutti! Ho visto io sei soldati annegati nel vino di una cantina inondata. Sventravano le botti a baionettate. Facevano carezze ai bambini per strappare il segreto dei nascondigli. Ma i nostri bambini fuggivano gridando come gatti. Che differenza fra la ritirata di Caporetto e quella degli Austriaci! Gli Italiani se ne sono andati buttando via tutto come gran signori, mentre gli Austriaci hanno rubato tutto, partendo, come ladri e pezzenti!

—Oh gli ufficiali si trattavano bene! I bosniaci, da veri bestioni, erano i più sacrificati e pativano la fame. Facevano una polenta coi bachi da seta. Un giorno divorarono tutte le candele di una chiesa!

—Io ho fatto il mio dovere. Ho nascosto tutto ed ho aiutato tutti a nascondere. Il nostro buon parroco aveva dato un’eccellente parola d’ordine: Obbedite, odiate, nascondete. Potevano ben venire con le calamite a frugare per scoprire il rame sepolto! Che ridere alla messa cantata in onore di Re Carlo! Gli ufficiali avevano uniformi bianche fatte di lenzuola rubate. L’altare era ornato di frasche verdi. Verde pure la croce tutta costruita di frasche. In giro, le truppe vestite di bianco. Nel centro, intorno all’altare, le nostre coperte da letto rosse. Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di essere in un’immensa bandiera tricolore. Ad un tratto un rumore nell’aria: tre areoplani italiani tricolori! Che spettacolo. Gli ufficiali austriaci hanno una grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano fuggendo: «Come! come! tutto organizzato! Questo è tradimento!»

Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sante dissepolte sparano e spumeggiano. Tutti bevono dimenticando gli austriaci. Un rettangolo sul muro meno polveroso ricorda un divano rubato. Io bevo poco. Ghiandusso oscilla beato. Devo quasi sostenerlo quando andiamo a finire la serata in casa della famiglia Martini.

Tutta illuminata in fondo a quell’orto buio. Vi bollono le danze con grida, canti e bicchieri rotti. I miei compagni mi hanno preceduto con gli ufficiali bersaglieri. Tutta la casa è invasa dalla nostra forza vittoriosa. La razza ha urgente bisogno di riprendere contatto con la razza. Aderire, aderire l’uno all’altra. Il giardino è pieno di bisbigli. Amplessi nel buio. Ogni amplesso è un punto chirurgico dato con frenesia per saldare le labbra dell’immensa ferita. Ah! ah! Bisogna che presto questo punto della carne della Patria si ricongiunga con quest’altro punto corrispondente della stessa carne. Io balzo su una tavola perchè l’eloquenza illumini acceleri perfezioni la grande voluttà.

—Quante belle donne in questa casa! quante belle Italiane! Siamo pazzi d’amore per voi! La nostra forza virile e i nostri baci sono tutti per voi! O bellezze italiane, labbra della ferita aperta che dobbiamo chiudere a forza di baci! La vecchia morale è morta! I preti hanno sempre torto poichè sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago è un buon italiano, lo so, egli vi perdonerà al confessionale. Ogni bacio che darete questa sera a un italiano vi procurerà un secolo di gioia, di più, in Paradiso! Amen.

Intorno a me dieci tappi di bottiglie di vino spumante trattenuti coi pollici saltano salutando il mio «Amen» con un incrocio di getti rossi biondi.