Innaffiano anche il soffitto docciando le capigliature delle ragazze che ridono pizzicate sprizzando fra le braccia grigio-verdi. Arterie e cuori che schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggiano in scoppi di tappi scappanti. Il vino occhieggia con brilli strani nei bicchieri.
Finalmente ecco la notte delle notti, la notte che mantiene tutte le promesse di mille giorni neri e non può finire, e continuerà in mille altre notti di gioia spensierata! Tutti i cataplasmi sono strappati dal petto. Abbasso la morale e il pudore! Le donne mature sono più allegre delle giovani. I vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto. Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal naso adunco, che canta con voce tenorile. Ha in mano una bottiglia.
—Non toccate, è veleno, tutto per me!
E beve a garganella. La nonna panciona e mammelluta gioviale e molle di ricordi amorosi presiede alla distribuzione della gioia. In cantina, sì, in cantina esige che il suo seggiolone sia trasportato.
A forza di braccia, si deve portare anche lei e introdurla in cantina per una breccia poichè la porta è ancora murata. La nonna ride con solennità. Le pare di essere un generale ferito che rimane sul campo di battaglia a comandare l’artiglieria delle bottiglie. Sessantenne e cogli occhi neri sempre un po’ brilli. Alla sua età passare un anno intero asciutto! Finalmente! Il barcone troppo a lungo in secco potrà navigare in un oceano di ebrietà.
Ora insediata nel suo seggiolone tiene le cosce larghe perchè la pancia non le mandi in bocca le mammelle. Queste non di meno formano una tavola orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie che ella aspetta con le mani aperte. Le palpa, le osserva. Questa è piena di fantasia, bottiglia generosa e senza perfidia. Quest’altra sbarazzina, ma affettuosa, è la bambina preferita. «Non lasciatele cascare, per carità». E le segue con sguardo materno quando spariscono portate a braccia su per la scala.
Sopra, nel cucinone, il nonno, a capotavola fra un esercito di bicchieri. Penso a un ammiraglio sulla tolda. E’ tutto rosso, e il vino già bevuto ride nei piccoli occhi tutti scintille come alle fessure di una botte. Ha bevuto, beve, vuol bere ancora, con l’ansia di chi non ha mai bevuto. La forza del vino sale, sale a dilatargli il petto come la sua prateria ripresa agli Austriaci. La forza del vino drappeggia di luce e popola rumorosamente nel suo cervello le lontane belle città italiane, piazze, fontane, caserme e trattorie che aveva ubriacato di mille pazzie quando era soldato, anche lui, a far la guerra. Poi con Garibaldi; e la camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno tra le vampe rosse del vino.
—Mi sento, dice il nonno quasi ebbro, mi sento la Primavera e la Gioventù nelle vene. Sento mille servitori pronti ad aprire, aprire tutte le sale nella mia testa, nel mio ventre e tanti giardini profumati che scrollano via l’inverno e mutano mille vesti verdi e azzurre. Strani questi giardini! Provano e riprovano delle vesti di lusso di mille colori. Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la Domenica è venuta, e sono in Paradiso! Debbo ballare, anch’io debbo ballare, ballare! Ma non si può ballare con una pancia come la mia. Questo anno di digiuno, non l’ha quasi intaccata! Quando vennero gli Austriaci, io dissi ai miei figlioli: «Ora ci sarà la fame. Ma niente paura! La nonna ed io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo. Non morremo nè dimagreremo. In quanto a voi, provvederò io e vi sfamerò colla mia carne, facendo il conte Ugolino a rovescio!»
Ride il nonno annusando come un bracco il buon odore di fritto che cuoce nel camino accanto alla polenta che si muove gialla monumentale nel pentolone.
—Sembra la pancia della comare Maria. Ora partorirà un nuovo figlio alla Patria! Un figlio di polenta! Sarà un imboscato!