Intanto i soldati scuotono e pigiano la danza come l’uva. Ne sprizzi se Dio vuole altro vino!
Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai soldati che le palleggiano, fra le braccia, ballando. Ormai si abbandonano nella danza con ritmo oblioso d’onde felici che ritornano e battono languidamente contro roccioni amici.
Questi cominciano a subire il vino e si muovono con cautela per paura di ruzzolare. I meno brilli scompaiono nel corridoio. Andirivieni, miscele, bisticci, risate, risatine, risatone, pizzicati, trilli e capitomboli, sganasciamenti nel buio.
Ressa, ressa, poichè si gioca a rimpiattino. «Nascondi tu che nascondo io!» «Non pizzicarmi così, mi fai male!» «Dammi la bocca!» «Scopri questo che ti svelerò il meglio!» «Ti dico di no, di no, ma il sì mi brilla negli occhi, lo vedi. Qui, qui è più buio».
Un contadino, quarantenne, scherza, balla con Ghiandusso. Questo si libera ogni tanto dalla stretta e lo scaraventa a terra per celia. La moglie dell’uomo interviene. Ghiandusso abbraccia la moglie, poi le versa un bicchiere di vino nel seno.
—Ma sì, ma sì! dice il marito: ti permetto di baciarla, non sono geloso. La gelosia non esiste fra Italiani! Avete capito?... La gelosiiia non esiste fra italiani! Mia moglie è tua, anzi nostra! Piace a lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io? Macchè! Eravamo tutti becchi! Ora siamo tutti amanti fortunati! Balliamo tutti, stretti, stretti, stretti!
Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultuava l’amore. Così si ricongiungono con ardore bruciante sublime e divino le carni della Patria!
Avevo ballato anch’io con una bella ragazza gracile, il cui pallore e gli occhi neri, grandi un po’ febbrili sotto il peso della capigliatura castana, mi piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l’una di notte. Mi stringe la mano dicendomi: «Vieni con me». La seguo nel corridoio su per una scaletta fino al terzo piano dentro la sua camera da letto. Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo una sua volontà irremovibile, chiude dietro di me la porta a chiave. Ci si vede poco.
Intuisco e fiuto il letto fra le luci palpitanti del lumicino ad olio di una Madonna rosea-blu.
—Mi chiamo Graziella, mi piaci, baciami. Baciami tanto, tanto, tanto! Ho sentito tanto parlare di te, sai! Da una mia amica che sta a Roma. Sei un grande poeta, un uomo celebre! Come farò io a piacerti?