Poi buttandomi le braccia al collo mi strinse forte e subito il suo pianto si ruppe con singhiozzi laceranti, dolorosi, atroci che non finivano più.
—Vieni! mi sussurrò, e mi guidò per la mano verso il letto, nel buio.
—Sono pura, sai, pura, come la mamma mi ha fatta. Ma una di quelle canaglie...
Non potè continuare tanto i singhiozzi la soffocavano:
—Ma una di quelle canaglie ha tentato una notte di prendermi. Era alloggiato in casa! S’era nascosto nel vano della finestra. Entrai in camera senza accorgermi di nulla e mi svestii. Quando fui in camicia quel porco mi venne addosso. Non è riuscito a prendermi, no! Ma mi ha sporcata, sporcata, sporcata!... Io gli ho addentato la guancia! Allora si è fermato. Sanguinava. Bestemmiò in tedesco e mi diede un pugno tremendo, qui. Guarda!
Graziella si scoprì il seno, singhiozzando.
Io non vidi bene, ma sentii sotto le dita una tumefazione sul bel seno eretto morbido e ben tornito.
—Vieni, amore! Sono tua! Lavami, lavami, con tutti i tuoi baci! Lavami tutta! Voglio che tu mi lavi tutta con la tua cara bocca italiana!
Si svestì tutta, mi prese fra le braccia senza ritrosie.
Non aveva nessuna gradazione nell’offerta della sua nudità. Una volontà cocciuta governava la sua passione d’amore purificatore.