—Ricordati, Ghiandusso, che l’interno della 74 deve essere pulito, scintillante, in ordine come il letto di una sposa.

—Guardi, signor tenente, sembra proprio il letto d’una sposa... ma la sposa non c’è!

—La sposa ci sarà, presto... E la vedrai dentro coricata, nuda, più bella di tutte le donne del mondo!

Ghiandusso sorride senza comprendere la mia frase sibillina, poi con voce materna:

—Per ora ho coricato dentro la Zazà che ha tanto freddo colla sua pancia grossa, grossa. Guardi come dorme sotto le coperte.

Alle sette, partenza in un brusio di voci contradittorie. Si dice che gli Austriaci giunti la sera prima sul torrente Arzino hanno durante la notte precipitosamente fatto marcia indietro per trincerarsi sul Meduna. Sono dunque a pochi chilometri! Tanto meglio! Tanto meglio! Li mitraglieremo sul Meduna. I nostri motori gareggiano coi pedali sportivi dei bersaglieri ciclisti sulla strada bianca che attraversa la brughiera deserta. Il sole che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi rossi. Il capitano Raby, esperto comandante di blindate, ha dato ordine di mantenere le dovute distanze fra le blindate. In terreno scoperto bisogna evitare di offrire un grosso bersaglio ad un possibile agguato di artiglieria. Da conoscitore di forze, quale io sono, penso che spesso gravissimi pericoli s’imboscano nelle ore di più spensierata sicurezza. Faccio chiudere sportelli e feritoie malgrado il caldo crescente per abituare gli uomini a sopportarlo in un eventuale combattimento. Mi volto per controllare attentamente la disposizione degli uomini, delle munizioni, la scorrevolezza della cupola girante. Menghini, al volante, attira la mia attenzione attraverso l’occhio orizzontale della blindata sotto la palpebra metallica alzata.

—Guardi, signor tenente, in fondo alla strada bianca, a un chilometro, il Meduna. C’è una folla. Donne, donne, una quantità di donne e bambini. Gli austriaci se la sono svignata.

Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggiù una marea bianca, rosea, rossa di donne vocianti che si accalcano. A destra, a sinistra ne giungono altre. Sentiamo che a 20, 30 chilometri in giro i casolari si sono vuotati. Le grida diventano fragorose nello spiralico polverone aizzato dalle gonne che spazzano la strada e dalle braccia che agitano fogliami. Entusiasmo sanguigno, allegrissimo, esasperato che suona sul metallo della blindata, penetra come un vino gazoso dalle feritoie. Apro lo sportello e cogli uomini a terra, presi nella risacca impetuosa della folla, spingiamo la blindata nell’acqua diaccia che corre distratta.

Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa!

Il sole partecipa come un baldanzoso burbero benefico alla festa clamorosa. Con una folle raggera di frecce aguzze affilatissime il sole accende le mille vesti colorate e i visi di rosso sudore lucente delle friulane e il drappeggio azzurro delle gonne nel gorgogliare dell’acqua corrente. Le popolane si alzano le gonne e le agganciano alla cintura. Godono i polpacci agili nella gelateria dell’acqua che moltiplica i suoi ssssss gggggg got got glu glu glu glu flav got ssss gggg flic flacpluf pluf plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie, sorgenti, cascate, arpeggi, camini invernali e il bisbigliar degli innamorati sotto le frasche ventose. Il guado è meno praticabile dei precedenti. La mia 74 s’immerge, quasi naviga. Abbiamo fasciato il motore. Ma il sole propaga su di noi una così maestosa ascensione di raggi sulla nostra testa con un così trepidante ardore sulle spalle, che le forze sono centuplicate. Molte donne speravano di salvare le loro gonne di lusso e le hanno su, su arrotolate come sipari di teatrini burattinai sulle ginocchia e sulla pancia. Ammiro i muscoli tesi sotto la carne rosea delle forti cosce di quelle che tirano la corda. Altre sono proiettate in avanti con sforzo atletico tirando con noi i parafanghi. E le bambine fragili hanno l’acqua al petto. La corda danza ad ogni impeto del motore che rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi. Zazà guaisce, abbaia nuotando come un bariletto nell’acqua gelata perfida e cattiva che tira a sinistra. I bersaglieri che guadano in fila a destra e a sinistra depongono le biciclette e corrono ad aiutarci. Gioia gogliardica nello sventolio delle penne di gallo sugli elmetti tintinnanti contro i fucili i tascapani, fra il chiaccherio affannoso e le risate dell’acqua più donna delle donne che beffeggia e spumeggia perle, gorgheggi, zampilli in bocca e fra i capelli sciolti sulle natiche fuggenti fra i pizzicotti bersagliereschi.